di Arianna De Angelis Marocco

La Mama Spoleto Open 2024 porta per la prima volta al Festival dei Due Mondi i Motus, «compagnia nomade» che ha fatto del teatro un’opportunità di denuncia e indagine sui grandi temi socio politici che si muovono nelle società contemporanee. Of the nightingale I envy the fate, titolo del progetto artistico presentato, è una narrazione intorno alla figura di Cassandra, profetica, combattente, ribelle contro ogni forma di guerra e conflitto, donata alla prepotenza scenica di Stefania Tansini, premio Ubu miglior attrice/performer nel 2022.

Quello a cui si assiste nei 60 minuti di Of the nightingale I envy the fate è difficile da descrivere tentando di non sminuirlo o banalizzarlo nelle parole. Non uno spettacolo, non un’esperienza, non un progetto artistico, perché nulla appare abbastanza articolato da definirne contorni e sfumature che ne restituiscano il valore artistico che contiene. Of the nightingale I envy the fate è certamente una visione necessaria, brutale, un bagno nelle radici del coraggio e della forza, nella ribellione pagata col sangue, nel dolore e nella disperazione che non paralizza ma genera offensiva, grido, denuncia. Tansini è violenta, come la realtà, come la guerra e l’odio, non risparmia, non indora.

Bellissima nel suo corpo di donna e di animale fantastico, voce d’usignolo, porta la narrazione dei Motus sopra un tappeto grigio, dentro uno spazio che ha la struttura di un fashion show, dove il pubblico presuppone di assistere a un sfoggio estetico che non ti tocca, non ti riguarda. E invece la straordinaria performer non rispetta spazi, distanze e volumi, invade corridoi e scale, te la trovi dietro, sopra, ovunque, come la verità, come la giustizia che non vuole essere zittita.

In scena scritte col sangue, alberi, piume, la luce che viviseziona lo spazio. C’è la parola umana e la parola animale e più di tutto, dietro ogni singolo gesto, passo, suono e parola, in Of the nightingale I envy the fate, c’è la riflessione a cui, violentemente, il pubblico è obbligato. Ogni centimetro di narrazione è la porta di accesso a un percorso privato, si percepisce dal peso di un silenzio e di una immobilità figlie di uno schiaffo in piena faccia.

«Questa è circa la 70esima replica», dice la Tansini dopo lo spettacolo «e ogni volta va rifatto tutto da capo». Ed è evidente che non si possa memorizzare, riprodurre, che non diventi mai facile un processo così, che ogni volta richieda l’anima e ogni sua più piccola sfumatura. La luce si spegne e c’è qualche istante di assoluto silenzio prima che gli applausi scarichino la tensione in sala decretando un indiscutibile centro nel bersaglio. Due repliche per “Of the Nightingale I Envy the Fate” che riempiono il Creative hub Cantiere Oberdan sia di pubblico che di emozione, confermando l’eccellente proposta della La Mama Spoleto Open per questo Festival di Spoleto.

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