di Arianna De Angelis
Un tempo inclemente ha accolto il pubblico arrivato a Spoleto per la serata elettronica del Festival dei Due Mondi, che ha portato al Teatro Romano Max Cooper. I 30 minuti di ritardo e la pioggia, comunque, non hanno fermato gli spettatori che, muniti di ombrelli e buste di plastica prese in prestito dai cuscini, hanno riempito il Teatro, facendo registrare il sold out che ha reso l’esperienza ancora più potente.
Max Cooper al Festival di Spoleto Produttore nordirlandese, visual artist e biologo computazionale, Cooper ha confezionato uno spettacolo fatto di musica e proiezioni evocative, condito da un’aura di misticismo. Galassie, luoghi e texture che si susseguono e generano disegni astratti e psichedelici. Poi parole e numeri, da piccoli a giganti, invadono il fondale del Teatro Romano, trasportando il pubblico in un’altra dimensione e permettendo al classico e al contemporaneo di coesistere, dando vita a un immagine potente e poetica al tempo stesso.
Viaggio visual elettronico L’astrattismo e la concretezza delle visioni di Cooper, le sonorità complesse di una musica elettronica difficilmente incasellabile in un genere definito, offrono la possibilità di spingersi in un viaggio di suggestioni, dando all’immaginazione dello spettatore la libertà di trovare il proprio, personale significato. Il suo background di scenziato entra con evidente chiarezza nelle immagini che investono lo spazio, creando una connessione tra scienza e arte che sembra ostica nella teoria, ma estremamente efficace e poetica nella realtà. C’è un intima connessione tra musica, immagine, ritmo e concept del brano e non è necessario conoscerne l’ispirazione o il significato per venire agganciati dall’ambiente che si costruisce, dall’atmosfera, come in una bolla surreale, mistica, magica.
Romano gremito di giovani Sembra quasi non ci sia spazio per applaudire, l’atmosfera è sospesa, immobile nel respiro e compressa nel corpo, l’attesa prima della deflagrazione. E dopo un primo momento di timido ascolto, il pubblico del Teatro Romano cede, la voce esplode lasciando emergere un profondo coinvolgimento e forse anche un briciolo di frustrazione per un ascolto che non merita di restare seduti. Un pubblico giovane, underground, insolito per il Teatro Romano. E Cooper torna sul palcoscenico ancora un volta, dopo un timido saluto, per regalare al suo pubblico un ultimo brano, un ultimo viaggio. Esistono artisti di un livello altro, di genialità indubbia, visionari, capaci di creare sogni e suggestioni. Max Cooper è uno di questi.
