Le cabine vuote di un seggio (foto F.Troccoli)

di Daniele Bovi

Da un terzo a una cifra che sfiorava la metà del corpo elettorale. Prima che, a due settimane dal voto, scattasse il blackout gli ultimi sondaggi a disposizione spiegavano che la forbice dentro la quale oscillava la percentuale di indecisi era quella. Un volume di elettori enorme che potrebbe spostare in un senso o in un altro una competizione che a oggi, anche in Umbria, pare molto incerta. Un elemento che influirà sul risultato sarà il livello di astensione dell’elettorato umbro, in costante crescita negli ultimi 30 anni come mostra il grafico di Umbria24; un fenomeno che non riguarda certamente solo la regione. Quella del 4 marzo sarà la diciottesima tornata elettorale per quanto riguarda le politiche della storia repubblica, che si può sostanzialmente dividere in due parti: una che va dal 1948 alla metà degli anni Ottanta, quella con percentuali quasi costantemente oltre il 90 per cento e un’Umbria addirittura sopra la media nazionale, con una punta del 96 per cento nel 1972. La seconda è quella che inizia con lo tsunami politico-guidiziario del 1992 che ha mutato in modo radicale il quadro.

I numeri Da lì, tolta la parentesi del 2006 quando dopo cinque anni di berlusconismo il centrosinistra di Prodi riuscì a vincere per un soffio nella notte dei 24.755 voti di differenza, la partecipazione in Umbria come nel resto d’Italia è andata sempre calando, benché nella regione la percentuale di coloro che sono andati alle urne è stata sempre più alta. Nel Cuore verde infatti il dato è stato sempre maggiore di quattro o cinque punti rispetto al resto d’Italia. Fatto sta che dal 1948 al 1987 l’astensionismo rimane in Umbria un fenomeno sempre sotto la doppia cifra, con un’oscillazione dal 4 per cento del 1976 al 9 del 1983; nel resto del paese invece percentuali tra il 10 e il 13 per cento si notano già tra il 1979 e il 1992. Negli anni Duemila in Umbria come in Italia l’astensionismo non è mai sceso sotto il 13 per cento, con un record raggiunto cinque anni fa: 21 per cento nel Cuore verde e 25 in Italia. Il che significa che se il trend non si arresterà ben più di un quarto dell’elettorato potrebbe restare a casa, in un mix tra disinteresse e consapevole scelta di protesta.

LE BATTAGLIE PIÙ IMPORTANTI NEI COLLEGI

Arrivano i big E anche per convincere questa grande quantità di indecisi sono in arrivo in Umbria alcuni big dei partiti in vista dell’ultimo rush di campagna elettorale, che pare essere scivolata via nella regione nella sostanziale indifferenza della massa. Domenica toccherà al leader di Liberi e uguali Pietro Grasso (nelle scorse ore è stato firmato un appello in Umbria da parte di 106 nomi del vasto arcipelago della sinistra regionale), che ha in agenda due appuntamenti: il primo alle 11 alla sala dei Notari di Perugia e il secondo alle 17 all’hotel Michelangelo di Terni. Sempre domenica era atteso il ministro della Sanità Beatrice Lorenzin ma l’appuntamento è saltato a causa di alcuni suoi piccoli problemi di salute. Lunedì invece farà nuovamente tappa in Umbria il segretario della Lega Matteo Salvini, all’hotel Valentino alle 10.30, da dove ovviamente cannoneggerà viste le dimissioni del sindaco causate dal dissesto. Il 2 marzo poi, ultimo giorno di campagna elettorale, è atteso in Umbria un altro ministro, ovvero quello dello Sviluppo economico Carlo Calenda; l’appuntamento è per le 18 alla sala Arpa di Terni con i candidati Cesare Damiano e Simonetta Mignozzetti, oltre alla presidente Catiuscia Marini e all’assessore Fabio Paparelli. Una concentrazione su Terni che dimostra come i collegi di Camera e Senato siano tra i più incerti.

Lunedì c’è anche Tajani Intanto sono oltre cento – informa Confindustria – gli imprenditori umbri che lunedì 26 parteciperanno all’incontro con il Presidente del Parlamento dell’Unione Europea Antonio Tajani, ospite per un confronto con i rappresentanti del sistema delle imprese regionale sul futuro dell’Italia tra vincoli europei e crescita economica. «L’Europa – ha spiegato Antonio Alunni, presidente di Confindustria Umbria che aprirà l’incontro con il presidente Tajani – ha messo in atto un importante piano di azione che lega la reindustrializzazione a Industria 4.0. Su questi temi crediamo fermamente che il territorio umbro possa rappresentare un’eccellenza in grado di contribuire alla competitività dell’industria europea».

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3 replies on “Umbria al voto, da 30 anni l’astensione è in crescita: il grafico. Da Salvini a Calenda, arrivano i big”

  1. Negli anni dal 48 in poi si costringeva la gente ad andare a votare sotto la minaccia del mancato versamento della pensione e perdite di altri diritti, inoltre i mezzi di comunicazione (un solo canale radiotelevisivo per di più controllato dagli organi di potere )propagavano un solo pensiero comune, col passare del tempo e l’evoluzione dei pensieri si è preso sempre più coscienza delle proprie decisioni.

  2. Arriva Calenda? Bravo, è uno dei protagonisti del massacro di tante famigllie della ex Novelli. Ora capisco perchè la Marini e Paparelli dicevano che l’ azienda un anno fa era finita in buone mani!!!!
    La Marini disse che non poteva fare nulla perchè era tutto in mano al MISE…….BRAVI SIETE DA APPLAUSI!!!!

  3. Io direi che dal ’48 in poi in Umbria il partito comunista ha sempre effettuato un controllo capillare del proprio elettorato, con vere e proprie staffette organizzate per portare ai seggi la maggior parte possibile di elettori. E visto che le clientele del partito comunista, che ha sempre controllato ogni aspetto della vita sociale ed economica della nostra regione, erano davvero molto numerose, abbiamo avuto Delle percentuali bulgare di votanti. L’allentarsi di questo controllo, per il venir meno del PCI e del suo abnorme organigramma, ma anche lo svilimento della politica causato dalla inconsistenza dei nuovi partiti e movimenti politici, ha favorito ulteriormente l’astensione dell’elettorato.

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