L'ingresso di Palazzo Donini, sede della giunta regionale (foto F.Troccoli)

di Daniele Bovi

Prima di tutto una reazione politica e poi, se del caso, anche una variazione negli assetti di giunta. Il giorno dopo la clamorosa sberla a Palazzo Donini, sede della giunta regionale, è suonato l’allarme rosso e in mattinata si è riunita la giunta regionale mentre a pochi metri di distanza, in via Bonazzi, Giacomo Leonelli rassegnava le sue dimissioni da segretario. Catiuscia Marini, presidente della Regione, non commenta i risultati rimandando ogni valutazione alle 16.30 di oggi, quando terrà una conferenza stampa. Prima, in mattinata, l’agenda prevede la riunione del gruppo consiliare dem e poi un incontro con i sindaci del Pd dei Comuni più grandi. Un vero gabinetto di guerra.

L’analisi Durante la riunione di giunta ovviamente si è analizzato il voto, inserendolo in un trend nazionale (al massimo con qualche «aggravante» locale) e si è provato a capire come reagire, in primis sul piano politico. Da più fronti infatti, non ultimo Leonelli, a Palazzo Donini viene chiesto di lanciare un segnale, senza asserragliarsi o fare finta che nulla sia successo. Tra gli assessori ci sono anche quelli convinti che bisogna lanciare messaggi chiari ad esempio nel settore del pubblico impiego, magari con una legge che spinga forte sul tema del merito. Ragionamenti in libertà per ora e poco più, ma che fanno capire qual è il clima. Spazio per guerriglie suicide non ce n’è, anche perché tutti sono usciti con le ossa rotte dal voto e in vista ci sono le amministrative di primavera, quelle del 2019 e le regionali 2020.

Tabù rimpasto Il motto dunque pare essere «né immobilismo, né resa dei conti». Da tenere bene a mente poi che il nuovo percorso non potrà prescindere da come si deciderà di rifondare il Pd a livello nazionale. Detto ciò non è certo più un tabù pronunciare a palazzo Donini la parola rimpasto, purché si individuino figure autorevoli in grado davvero di lanciare un messaggio di apertura all’esterno, senza operazioni politiciste distanti in modo siderale dalle possibilità di comprensione dell’elettore medio. Nei tanti conciliaboli di queste ore una delle parole più in voga è civismo e apertura alla società civile come possibilità per il Pd di rimettersi in pista, a partire dal voto di primavera quando alle urne andranno città importanti come Terni, Umbertide e Spoleto. Per il futuro chissà, anche se se l’iscrizione di Carlo Calenda ha fatto drizzare le antenne a più d’uno nel partito.

Twitter @DanieleBovi

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2 replies on “In Regione dopo la sberla si studia reazione politica, ma il rimpasto non è più tabù. Riunione coi sindaci Pd”

  1. Considerato i sindaci del Pd nei comuni più grandi, presumo che sarà un incontro di breve durata. Spero che parli della supponenza, dell’arroganza e della maleducazione di amministratori comunali e regionali

  2. Penso che per rimediare alla sconfitta evidente, dovrebbero chiamare le persone che da tanti anni scrivono e cercano gli amministratori per ottenere un aiuto su questioni giuste, su torti subiti, su risarcimenti da ricevere…ecc…

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