La presidente Catiuscia Marini (foto F.Troccoli)

di Daniele Bovi

La responsabilità è di tutti, quindi di nessuno in particolare. A quasi 72 ore dalla chiusura delle urne a prendere la parola è Catiuscia Marini che, mercoledì pomeriggio, ha commentato la sconfitta epocale di domenica: la presidente della Regione arriva con una serie di fogli in cui si è appuntata i messaggi da mandare, ovvero che «la responsabilità è di tutti», che i nomi scelti per le candidature non c’entrano, che «quando si perde bisogna avere l’umiltà di capire gli errori», che il partito si deve aprire, che la sconfitta anche in Umbria è da inserire in un quadro nazionale ed europeo e che, benché «non sia all’ordine del giorno», il tema del rimpasto di giunta se proprio necessario lo si aprirà.

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Il rimpasto Di sicuro «questa sconfitta ci impone di ripartire dal Pd», con le parole d’ordine che sono «ricostruzione, partecipazione e apertura, tutti elementi che ci hanno distanziati da cittadini; questo partito nasce per essere aperto e inclusivo». La presidente è sola al tavolo anche se a poca distanza c’è il suo vice Fabio Paparelli e altri membri dello staff. La conferenza stampa con i giornalisti si tiene nella sala Fiume, meno istituzionale rispetto a quella della giunta, quasi a voler scansare fisicamente il tema che da ore circola sulla bocca degli addetti ai lavori: «rimpasto», che il solo nominarlo basta a evocare spiriti e fumisterie da Prima Repubblica.

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Niente tabù «Io non credo – risponde la presidente – che questa sia la risposta da dare ai cittadini, magari fosse così semplice; se invece il Pd segnalerà la necessità di una diversa azione di governo non ci sono tabù, neanche sugli assetti istituzionali. Di sicuro la mia giunta è espressione del voto dei cittadini». Quanto all’analisi della sconfitta, è presto fatta: «Bisogna distinguere – dice Marini – le diverse competizioni elettorali. I cittadini sono elettori adulti, attenti alla dimensione del voto e con con comportamenti molto più mobili rispetto al passato. Rispetto alle regionali abbiamo preso gli stessi voti ma ora hanno votato 80 mila persone in più, molte andate verso la Lega che è la vera e unica vincitrice». Il confronto con le politiche di cinque anni fa però, più omogeneo, parla di un -43 mila voti.

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L’analisi La sconfitta si inserisce, secondo la presidente, in un quadro nazionale ed europeo, senza particolari specificità locali: «Viviamo una stagione in cui perdono le forze di governo, così come tutte le sinistre in Europa. Il risultato dell’Umbria è omogeneo con il quadro nazionale e i cittadini hanno votato per il parlamento e per il governo nazionale, anche se non mi sottraggo». E a proposito di parlamentari, la presidente augura buon lavoro agli eletti mentre gli sconfitti dem vengono ringraziati: «Il loro risultato – dice – non è personale ma collettivo, figlio del voto al partito più che ai nomi, però non ci aspettavamo un risultato così netto». Scendendo più nel dettaglio «ci saremmo aspettati un voto difficilissimo a Terni, e invece il partito tiene». Quanto al futuro immediato nessun dubbio: «Il partito deve stare all’opposizione».

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Riformismo ko Quel che è certo è che «il riformismo di governo è stato colpito da questo voto, sono state premiate ricette semplici a problemi difficili e noi dobbiamo avere l’umiltà di fare una seria analisi anche nella regione. Sofferenza e disagio sono grande questione nazionale e la specificità umbra è da studiare: questioni come lavoro e disagio hanno incontrato una parte del voto ma non si spiega tutto così». Anche sul fronte della coalizione, da costruire in fretta dato che a maggio si vota in città come Terni, Spoleto, Umbertide e Corciano e non solo, la parola d’ordine è apertura: «Basta – dice Marini – a schemi da anni ‘80 e ‘90 o ad alchimie del passato ma anche alle rese dei conti. Anche i socialisti dovranno avere responsabilità dato che la sconfitta è di tutti, anche loro e di LeU».

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Apertura L’idea è aprire a «soggetti singoli e organizzati espressione della società civile regionale», anche se il problema è capire chi oggi in Umbria è davvero rappresentativo visto che la crisi della rappresentanza non tocca certo solo i partiti. Il messaggio comunque è chiaro: «Il Pd è all’ascolto, non ci blindiamo in fortilizi». Come emerso nelle ultime ore, probabilmente un segnale verrà dato anche sul fronte della Pubblica amministrazione, magari con provvedimenti che spingeranno forte sul «tema del merito».

Il partito e i sindaci Altro capitolo è quello del governo del partito dopo le dimissioni di Leonelli: «Il Pd farà il suo percorso – dice Marini – e la presidente della Regione non può non sentirsi addosso una parte di responsabilità nel guidarlo, ma senza sovrapporre ruoli». Insomma, la Marini è in campo. In mattinata c’è stata la riunione tra i consiglieri regionali dem e nel pomeriggio, a Palazzo Donini, l’incontro coi sindaci pd dei Comuni più grandi. Un summit in cui hanno chiesto chiaramente il supporto della Regione nella gestione amministrativa e in cui i primi cittadini hanno parlato in modo altrettanto chiaro del disagio sociale che c’è nei territori. Dai sindaci sono poi venute altre indicazioni: dimissioni dei livelli nazionali senza se e senza ma, necessità di rifondare il partito aprendosi alla società e opposizione al governo che verrà.

Twitter @DanieleBovi

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4 replies on “Elezioni, Marini: «Responsabilità di tutti, Pd si apra e stop ad alchimie del passato. Rimpasto? non è tabù»”

  1. una volta riuscivano a convincere la gente con un bicchiere di vino e un panino,,,,,,ma oggi la gente si è evoluta , è istruita e non crede più alle balle che raccontano i politicanti…….quindi lasciate il passato e fate di più per la gente, per il degrado ecc.ecc.

  2. Invece che aprirvi era meglio che ve n’annavate, avete fatto più danni ultimamente in combutta con MISE, sindacati e co. che manco la guerra.
    Se non l’avete capito non è che ce piace uno che ce chiama Terroni è più che non ce piacete voi…

  3. Quando ha perso Boccali la colpa era solo la sua… Pensare che questi sarebbero gli eredi del PCI c’è da mettersi a piangere!!

  4. Dopo le monetine al San Raphael eravamo più che certi di essere ad una svolta epocale nella lotta condotta senza risparmio di energie e senza riguardo per nessuno dalla Procura di Milano. Macome le cose belle hanno un inizio ed una fine.La vicenda di Roma Capitale e ora quella di Perugia confermano che siamo nella fase discendente nella lotta al consociativismo. Mi auguro che il clan politico affaristico non abbia messo le mani su altri settori :forniture sanitarie , appalti delle pulizie , piano regolatore ,concorsi nei Comuni e nelle Provincie, mense scolastiche raccolta dei rifiuti, tutti settori che stuzzicano l’interesse della malavita organizzata. Altrimenti si aprirà un voragine che inghiottirà la classe politica per almeno 10 anni.

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