di Francesca Marruco
Sette anni di reclusione. Tanto è stato inflitto ad un uomo ivoriano, colpevole, secondo i giudici di primo grado di Perugia, di aver violentato per anni la figlia. I giudici hanno anche deciso una provvisionale immediatamente esecutiva di 50 mila euro nei confronti della ragazza che si era costituita parte civile.
Pena e provvisionale severe e falso per quattro testi Le giudici Beatrice Cristiani, Maria Rosaria Monaco e Cecilia Bellucci hanno emesso una sentenza di condanna che prevede una pena più alta anche di quanto chiesto dal pubblico ministero Giuseppe Petrazzini che aveva sollecitato sei anni di reclusione e anche una provvisionale di 20 mila euro più alta di quanto chiesto dall’avvocato Lorena Chiacchierini che rappresentava la ragazza come parte civile. Inoltre hanno disposto il rinvio degli atti alla procura per falsa testimonianza per quattro testimoni che hanno deposto nel processo.
Tensione in aula Venerdì mattina in aula ci sono stati anche momenti di tensione tra una testimone, la zia della ragazza che ha denunciato il padre, e la ragazza stessa. La donna l’ha accusata di «continuare a dire tante bugie». Per calmare gli animi è dovuta intervenire la presidente del collegio giudicante Beatrice Cristiani che ha cacciato fuori la teste e ha segnalato il fatto alla procura.
Tutto inizia in Costa D’Avorio La storia che ha visto un suo primo esito giudiziario, vede protagonista una giovane ragazza ivoriana e suo padre. La trama è di quelle purtroppo tristemente inflazionate e parla di violenze sessuali, fisiche e psicologiche iniziate quando la vittima non era ancora maggiorenne e continuate per fin troppo tempo. Abbiamo una giovane ragazza che vive in Costa D’avorio insieme al padre che usa sistematicamente violenza nei suoi confronti.
In Italia non cambia nulla Passano tre anni, e siamo nel 2006, quando con il padre, ma non la madre, viene a vivere a Perugia, a Pianello. Qui continuano gli abusi sessuali, ma la ragazza, che intanto si innamora di un suo coetaneo, pian piano realizza che quanto il padre le faceva non era un suo diritto, non era assolutamente giusto e non doveva sottostare ai suoi desideri solo perché era suo padre.
Racconta tutto agli zii Così inizia per lei un calvario segnato da soprusi fisici e percosse per i suoi rifiuti. Fin quando un giorno si fa forza e va dai suoi zii, i cugini dello stesso padre che abusa di lei, gli racconta tutto e insieme decidono di sporgere denuncia. La giovane lascia la casa del padre, che finisce in carcere per un paio di mesi, e si trasferisce dagli zii.
Comunità ivoriana spaccata: minacce L’accaduto provoca una grossa frattura nella comunità ivoriana perugina: chi difende la giovane che ha denunciato, chi dice invece che cose del genere andavano risolte in famiglia. Più volte dalla semplici opinioni qualcuno si è spinto oltre: la ragazza ha subito innumerevoli minacce e lo stesso è accaduto allo zio della giovane.
La difesa annuncia l’appello L’avvocato Gianni Dionigi che difendeva l’imputato e che aveva chiesto il proscioglimento ha già annunciato che faranno ricorso in appello.

