di F.M.

Tre kosovari sono sotto processo per violenza sessuale, sfruttamento della prostituzione e riduzione in schiavitù. Secondo l’accusa, le loro vittime sarebbero state due donne, madre e figlia. Due donne che rimaste sole nella loro roulotte in un campo nomadi alla periferia di Perugia per l’arresto del padre –marito, sarebbero state costrette dai tre a subire violenze di ogni tipo, anche sessuali,  prima di finire sulle strade perugine.

Le due donne hanno denunciato di essere state picchiate e minacciate, lasciate senza acqua né cibo per convincersi ad andare a lavorare in strada. Agli atti del processo non esistono testimonianze o verifiche che dimostrino che le due si siano realmente prostituite, in più, le donne avrebbero sporto denuncia solo una volta giunte a Verona e raggiunte da mandato di cattura per esecuzione di due sentenza definitiva.

I tre kosovari difesi dagli avvocati Daniela Paccoi e Guido Rondoni sono stati denunciati a piede libero, e mai finiti dietro le sbarre, come invece accade solitamente per reati del genere. Infine, l’ultima stranezza vede uno dei tre imputati residenti in Francia convivente della ragazza che lo ha denunciato insieme alla madre.

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