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venerdì 9 dicembre - Aggiornato alle 17:02

Vigilanza Ast, 19 esuberi: tutto il sistema appalti teme contraccolpi da gestione Arvedi

Filcams Cgil, Fisascat Cisl, Uiltucs Uil Terni suonano la sveglia alle istituzioni: «Per i lavoratori coinvolti situazione critica»

Non saranno licenziati perché all’interno della propria società hanno trovato una diversa collocazione, ma in alcuni casi questo ha comportanto un trasferimento fuori provincia con tutte le difficoltà del caso per chi è ancora lontano dalla pensione, ma sul territorio ha la propria vita stabile e la famiglia. Sono i lavoratori Sicuritalia impiegati nello stabilimento Ast che la nuova proprietà Arvedi ha dichiarato in esubero. Per ora le unità coinvolte sono 19, ma il numero è noto crescerà. I sindacati dai tempi dello sciopero non ha ricevuto convocazioni né dai vertici Ast né dalle istituzioni e prima che sia troppo tardi, avvertito il rischio per l’intero sistema degli appalti che orbita attorno alle produzioni dell’acciaieria si Terni, sono a  suonare la sveglia alle istituzioni, altri interlocutori non pervenuti alla richiesta di confronto.

Sicuritalia «Un piano industriale non è stato ancora presentato – stigmatizzano Filcams Cgil, Fisascat Cisl, Uiltucs Uil – ma quel che è abbastanza certo dopo il cambio di proprietà alla Ast – Acciai Speciali Terni – è che il neo insediato Gruppo Arvedi ha intenzione di sfoltire il comparto della vigilanza in appalto a Sicuritalia. Questo appalto, che la proprietà precedente aveva particolarmente implementato, raggiunge la quota di 75 addetti, tra vigilanza armata e non armata. Una cifra considerevole di addetti, della quale la nuova proprietà non vede la necessità: il problema però, come è consuetudine, è che a fare le spese delle diverse valutazioni e scelte poi alla fine sono soltanto i lavoratori, per i quali la soluzione è stata quella di orientarsi verso altri istituti di vigilanza o il trasferimento come indicato dalla direzione di Sicuritalia. Gli esuberi dichiarati sono arrivati a 19. Non un licenziamento tout court ma un trasferimento in altre località, non necessariamente vicine, con tutte le difficoltà che questo comporta dovendo far fronte alla prospettiva con uno stipendio insufficiente. Il percorso sindacale intrapreso ha previsto anche lo sciopero, ma ad oggi nessun interlocutore istituzionale e neppure la proprietà di Acciai Speciali Terni hanno avuto la sensibilità di preoccuparsi del futuro di questi lavoratori e delle loro famiglie».

Sindacati La preoccupazione delle organizzazioni sindacali è «data dall’assenza di notizie da parte della proprietà di Acciai Speciali Terni anche in riferimento ai tanti lavoratori e lavoratrici del mondo degli appalti interni allo stabilimento, per i quali la profonda incertezza genera problemi e difficoltà nell’immaginare il proprio percorso lavorativo. L’impostazione della nuova proprietà, da quel che abbiamo potuto cogliere in assenza di un piano definito e ufficiale, è quella di espandere le attività produttive e al tempo stesso di ridefinire il sistema degli appalti. Gli interlocutori Istituzionali sono stati coinvolti all’inizio della vertenza per chiedere un impegno preciso al fine di costruire un confronto con la proprietà in merito a una possibile ricollocazione, ma anche da quel fronte non è arrivata nessuna notizia. L’unica certezza, al momento, è che stanno scattando gli esuberi. La situazione è critica perché si tratta di lavoratori per la maggior parte ancora lontani dalla pensione, a cui interessa continuare a lavorare nella loro città. Gli annunci della nuova proprietà di uno sviluppo delle attività presenti in Ast e conseguente mantenimento dei livelli occupazionali non hanno riscontro su questi esuberi che, seppure lavoratori non diretti, rappresentano comunque forza lavoro da tutelare».

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