di Francesca Marruco
Trovarsi un rospo morto fuori di casa non deve essere un bel vedere. Se poi accanto al povero animale c’è anche un cartello in cui è scritto che ti somiglia, il tutto diventa ancora più inquietante. Il rospo morto, un grosso esemplare, se lo è trovato un signore di Tuoro sul Trasimeno in una fontanella lungo il muro che circonda casa sua. A mettercelo, secondo la procura della repubblica di Perugia, e un giudice che l’ha rinviata a giudizio, una vicina di casa, oggi imputata.
Il rospo e gli altri episodi Il rospo, secondo il capo d’imputazione, non è neanche l’unica malefatta che la donna avrebbe fatto ai danni del vicino di casa. L’accusa infatti cita altri tre episodi, ognuno dei quali ha generato una contestazione penale. Tutti nati, sembrerebbe, da questioni di vicinato legate al passaggio su una strada.
Il cartello Una volta l’uomo, odierna parte civile con l’avvocato Francesco Gatti, trovò un cartello contenente insulti, posto sopra quello del cantiere dei lavori nella sua abitazione. C’era scritto: «Sei un malato di mente, ti consiglio di curarti, ti devi vergognare ad uscire di casa ».
I fili dell’elettricità tagliati Un’altra volta sulla targa della sua abitazione, una delle parole era stata sostituita con la parola «merda». E i fili della corrente elettrica erano stati tagliati di netto. Il tutto in neanche due mesi, tra dicembre 2007 e gennaio 2008.
La perizia calligrafica L’uomo allora, per cercare di capire chi fosse l’autore di quanto accaduto, fece fare una perizia calligrafica, in cui veniva confrontata la calligrafia di chi aveva fatto il cartello trovato insieme al rospo morto e un esposto in cui comparivano una lista di nomi di suoi concittadini. Secondo la grafologa, la mano che aveva scritto il cartello era la stessa che aveva scritto alcuni di quei nomi.
Lei si difende A sentire il marito dell’odierna imputata, chiamato a rispondere ad alcune domande dai carabinieri, a scrivere quei nomi era stata proprio la moglie. Lei però, difesa dall’avvocato Andrea Bellachioma, si dichiara innocente e dice di non aver mai scritto cartelli o messo rospi morti in casa del vicino.
In aula Intanto venerdì mattina, davanti al giudice Anna Rita Cataldo, sono stati sentiti alcuni testimoni e la parte civile che ha affermato: «Quando ho letto caro Antonio, ho iniziato a pensare a chi mi chiamava in quel modo», e secondo l’uomo era proprio l’imputata. Il tutto è stato rinviato a dicembre per altri testimoni.

