Un'edicola a Terni

di M.R.

Le strutture sono di proprietà privata e tra le voci di spesa c’è anche quella delle concessioni per l’occupazione di suolo pubblico, ma sono sempre più numerose le edicole che abbassano la saracinesca. Da parte degli esercenti l’interesse a valutare la possibilità di riconvertire l’attività commerciale; da parte della pubblica amministrazione la volontà di sfruttare quegli spazi che sono anche particolari elementi d’arredo urbano per dare l’idea di una città viva. Tuttavia ragionare al di fuori di attività commerciali e anzi in verità al di fuori dell’editoria, non sembra così semplice.

Terni La materia è stata discussa in Terza commissione consiliare a Terni venerdì mattina e l’assessore competente, Stefania Renzi, ha rappresentato un quadro normativo entro il quale sarebbero piuttosto limitati, attualmente, gli spazi di manovra. La prima seduta dedicata si è tenuta in assenza di rappresentati degli edicolanti. Non vi sarebbero infatti, secondo quanto spiegato dal presidente Claudio Batini, rappresentanti territoriali della categoria; l’idea, casomai non si trovasse un portavoce per tutti, è di audire prossimamente tutti gli edicolanti interessati. Al momento, come spiegato dall’assessore, per le edicole vige il vincolo del 70% di superficie occupata destinata all’editoria. In aula coniliare a Palazzo Spada si è fatto dunque riferimento alla sperimentazione di piazza San Francesco, po rivelatasi insostenibile: in quel caso il restante 30% era riservato alla vendita di drink da asporto. Il sentiero della discussione sul tema insomma si è aperto, ma la strada per ora è in salita anche se alcune regioni d’Italia avrebbero già adottato deroghe per superare gli elementi ostativi alla riconversione.

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