di Fra. Mar.
A chi non piacerebbe ricaricare la propria Postepay senza sborsare un centesimo? Pochi quelli che sinceramente potrebbero affermare il contrario. Specialmente in tempi duri come quelli che corrono. Ma ricaricare la propria Postepay con assegni scoperti, si chiama truffa. Ed ad essere stati truffati sono stati 19 titolari di ricevitorie Sisal di Perugia che hanno fatto ricariche gratuite per un totale di oltre ventimila euro ad una donna finita a processo.
La signora, difesa dall’avvocato Franco Libori ha scelto la strada del patteggiamento, e con il benestare del pubblico ministero Manuela Comodi, il gup Luca Semeraro l’ha condannata a due anni di reclusione, pena sospesa e ad una multa di mille euro. La donna era accusata di truffa, furto e calunnia.
Secondo la ricostruzione accusatoria, la donna aveva truffato 19 tabaccai. Entrava e chiedeva di poter ricaricare la sua PostePay. Compilava un assegno, lo staccava, e se ne andava, tranquilla che l’ignaro esercente ci avrebbe messo un po’ di tempo a rendersi conto dell’inganno. Lo ha fatto per quasi 20 volte nel 2008, finché qualcuno non si è accorto del raggiro. Che ai tabaccai è costato un migliaio di euro a testa.
Quanto cioè, di volta in volta, ricaricato dalla donna. I titolari delle tabaccherie hanno infatti dovuto sborsare alla Sisal quanto la donna fingeva di pagare. Erano 21 le parti offese. Due le parti civili, rappresentate dall’avvocato Sabrina Roccaforte, che, dato il patteggiamento, non verranno risarcite in alcun modo.

