Emergenza Non Violenza: con questo slogan si è chiuso l’incontro “Donne e Mediazione dei conflitti. Rafforzare la pace dal basso. Il ruolo della società civile nella governance multilivello della Risoluzione ONU 1325”, svoltosi presso la Sala Rossa del Comune di Perugia e promosso dall’  associazione culturale FIDEM – Festival delle Idee EuroMediterranee e la Rete delle Donne in Mediazione, in partenariato con il Comitato Interministeriale per i Diritti Umani presso il Ministero degli Esteri e col sostegno di Regione Umbria e Comune di Perugia.

A chiusura delle celebrazioni per il venticinquesimo dall’adozione della storica risoluzione ONU che ha sancito l’importanza di adottare una prospettiva di genere nelle attività di peace-keeping e peace-buildnig, FIDEM ha riunito per un incontro inter-istituzionale operativo tutti gli attori e i relativi livelli di governance coinvolti nei processi di costruzione di una pace duratura. Presenti il Min. Plen. Giovanni Battista Iannuzzi, Presidente Comitato Interministeriale per i Diritti Umani (CIDU, ndr); Maura Nicolina Perrotta, Vicaria del Prefetto di Perugia; Stefania Proietti, Presidente di Regione Umbria; Vittoria Ferdinandi, Sindaca di Perugia e Delegata ANCI alla Pace; Costanza Spera, Assessora alle Politiche Sociali, Pari opportunità, Contrasto alle discriminazioni, Promozione di politiche a sostegno delle vittime della violenza di genere, Nuove cittadinanze del Comune di Perugia; Riccardo Vescovi, Vice Presidente della Provincia di Perugia; Prof. Daniele Parbuono, Delegato alle politiche di pace dell’Università degli Studi di Perugia; Veneranda Nazzaro, Presidente Associazione ProRights; Bertha Maria Abreu e Bahsan M. Jama, Mediatrici della Rete delle Donne in Mediazione formate all’interno del progetto Donne in MED(i)Azione per una Pace Duratura (DIM, ndr) ideato e realizzato da FIDEM nel 2017 in collaborazione con Il Dipartimento di Filosofia, Scienze Umane, Sociali e della Formazione dell’Università di Perugia e finanziato dal Ministero degli Affari Esteri. 

L’evento suggella le azioni che FIDEM ha messo in campo per il venticinquesimo anniversario della Risoluzione 1325 e che segue il Flashmob “Danza di pace” realizzato lo scorso 31 ottobre in Piazza IV Novembre assieme alla Rete delle Donne in Mediazione e in collaborazione con l’Assessorato alle Politiche Sociali del Comune di Perugia.  

Agenda Women, I lavori si sono concentrati sia su una ricognizione dell’impegno del Governo Italiano per l’implementazione dell’Agenda Women, Peace and Security, sia sull’impatto che i conflitti globali hanno a livello locale in termini di movimenti migratori, aumento della complessità dei tessuti sociali e sicurezza. Secondo Il Min. Plen., Iannuzzi, che ha tenuto una dettagliata relazione sull’operato che il Governo italiano sta mettendo in campo, «È cruciale lavorare con i territori e sui territori per fare conoscere il contenuto della Risoluzione 1325. Per questo, anche attraverso i cinque Piani di Azione Nazionali per l’implementazione dell’Agenda, il quinto dei quali sarà in essere fino al 2030, il Governo Italiano è impegnato a promuovere e sostenere il dialogo con i territori, la società civile e il mondo dell’accademia che rivestono un ruolo cruciale  per valorizzare il quadro del dettato internazionale».

Un dialogo che, in un contesto sempre più incerto, convulso e attraversato da dinamiche securitarie, incardina il paradigma della sicurezza in un modello innovativo: promuovere la relazione per prevenire e/o ricucire gli strappi del tessuto sociale attraverso l’azione di mediazione dei conflitti operata da donne esponenti delle comunità straniere in Umbria. Donne che, grazie alla conoscenza delle dinamiche delle loro comunità di provenienza diventano ponti e leader d’opinione in grado di concorrere a processi di appeasement sociale. Come ha ricordato Costanza Spera, «Perugia oggi manda un messaggio alla comunità internazionale. Il trinomio Donne, Pace e Sicurezza rappresenta il fulcro di una visione e di un’azione che dobbiamo portare avanti nei nostri territori. Perché a partire dalle donne e dalla loro capacità di mediazione può essere costruito un nuovo modello». 

Proprio per promuovere questo modello la Sindaca Ferdinandi, in qualità di Delegata ANCI alla Pace, ha lanciato la proposta di un protocollo teso ad avviare percorsi di formazione in mediazione dei conflitti dedicati agli addetti ai lavori: «Dobbiamo costruire reti di diplomazia dal basso che sappiano fare della pace un impegno concreto e quotidiano riportando al centro lo sguardo differente delle donne che possono esercitare un ruolo di mediazione necessario nei processi di pace e pacificazione». Sulla stessa linea anche Riccardo Vescovi, Vice Presidente della Provincia. 

A intervenire da Bruxelles è stata anche Stefania Proietti, che, a sostegno dell’iniziativa, ha ricordato che già nel 2017, come Sindaca di Assisi, aveva battezzato e sostenuto il progetto DIM, ospitando nella città simbolo mondiale di pace il suo evento conclusivo e spronando FIDEM a proseguire il cammino. Un sostegno che Proietti ha ribadito, invitando tutti i partecipanti al tavolo a convergere, definendo un perimetro di orizzonte e di azioni comuni per il quale Regione Umbria è in procinto di dare specifiche.

Sul punto tutti i partecipanti, a partire dal CIDU, hanno convenuto. Maura Nicolina Perrotta, Vicaria del Prefetto, sottolineando la necessità di cooperare con le comunità straniere e la società civile, ha annunciato la volontà di collaborare ad una progettualità vocata alla formazione in mediazione dei conflitti come contributo irrinunciabile per promuovere processi di costruzione di una pace duratura anche a livello locale.  A fare da eco l’intervento dell’Università di Perugia per la quale, su mandato del Rettore Marinelli, era presente Daniele Parbuono, delegato alle Politiche per la Pace dell’Ateneo, che ha confermato la disponibilità a costruire un partenariato che metta al centro percorsi di formazione sul modello di quanto già sperimentato. Valutazioni positive emerse anche da parte di Pro Rights, associazione partenopea di docenti, ricercatori e avvocati, che promuove la cultura del rispetto e della tutela dei diritti umani all’interno della società civile. Raccontando dell’impegno dell’organizzazione nell’ambito di una progettazione europea dedicata alla formazione dei giovani alla cittadinanza attiva, la Presidente Nazzaro ha aperto all’ipotesi di nuove collaborazioni.  

E proprio a testimonianza dei risultati già conseguiti in ambito formativo, all’incontro sono intervenute Bertha Maria Abreu e Bahsan M. Jama, rappresentanti della Rete delle Donne in Mediazione, nata e strutturatasi nell’ambito del progetto DIM. Diventate mediatrici dei conflitti, hanno raccontato non solo il percorso di formazione teorica affrontato, ma l’importanza della metodologie formative adoperate: il cooperative learning e la formazione peer to peer hanno infatti permesso di sviluppare relazioni durevoli tra le partecipanti, consentendo di apprendere teorie e pratiche e, al contempo, di costruire una rete che le connette a livello personale e professionale.   

Secondo Manuela Vena, Presidente di FIDEM «Le tensioni internazionali di oggi richiamano temi che da oltre dieci anni guidano l’impegno di un’organizzazione consapevole del ruolo sempre più importante della società civile organizzata nelle politiche di pace e sicurezza, in un contesto segnato dalla crisi della rappresentanza. L’istituzione è da sempre nostra interlocutrice privilegiata. La nostra azione mira a presentare ai diversi livelli di governance istanze di rilevanza globale su cui collaborare, ritenendo fondamentale valorizzarle anche a livello locale, vicino alle comunità. Prova ne è quanto sta accanendo nelle città statunitensi come Minneapolis. Per questo è essenziale dare spazio alle tematiche che ci stanno a cuore, oggi centrali nel dibattito pubblico, insieme alle risorse sociali storicamente marginalizzate, in particolare seconde generazioni e persone rifugiate. Queste rappresentano un patrimonio di esperienze indispensabile per affrontare una complessità sociale che non può essere gestita con approcci semplicistici o esclusivamente securitari, senza il rischio di alimentare ulteriori tensioni sociali. Non è possibile ritenere che i conflitti e le tensioni internazionali non generino effetti anche a livello locale. Questo è il nostro perimetro di azione. Perché, come affermava Capitini, “La pace è troppo importante perché possa essere lasciata nelle mani dei soli governanti“».

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