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«La notizia dell’apertura di una procedura d’infrazione da parte della Commissione Europea, per il mancato corretto recepimento della direttiva sull’acqua potabile, direttiva Ue 2020/2184, conferma pienamente la correttezza della strada intrapresa dalla giunta regionale con il protocollo di monitoraggio sui Pfas», è quanto afferma in una nota della Regione, l’assessore Thomas De Luca.

  «Grazie a tale intervento – spiega l’assessore regionale all’Ambiente – la Regione Umbria ha dimostrato la piena sicurezza e potabilità dell’acqua in distribuzione nei rubinetti dei cittadini umbri ed ha potuto così anticipare e neutralizzare eventuali criticità che si sarebbero potute verificare nella messa a regime delle nuove disposizioni normative. Come Giunta regionale avevamo già avuto modo di ribadire la netta contrarietà alla scelta di prorogare i termini di entrata in vigore dei nuovi limiti definiti dal D.Lgs. 23 febbraio 2023, n. 18 e soprattutto l’assenza di un intervento risolutivo da parte del Governo che metta a bando definitivamente l’immissione in commercio delle tipologie di Pfas più pericolose per la salute umana».

  «Alla luce dell’intervento della Commissione – conclude l’assessore De Luca – riteniamo ormai improcrastinabile un intervento da parte dello Stato volto a garantire uno stanziamento straordinario di risorse, da destinare alle regioni, per interventi di messa in sicurezza dei punti di captazione in caso di non conformità da parte dei gestori del servizio idrico, nonché di interventi strutturali sulla rete acquedottistica per favorire la resilienza idrica garantendo l’approvvigionamento in sicurezza di acqua potabile».

La Regione Umbria è tra le prime in Italia ad aver introdotto un monitoraggio continuo e capillare dei Pfas nelle acque potabili, anticipando gli obblighi nazionali previsti per il 2026. Il sistema si basa su un protocollo condiviso tra enti pubblici e gestori idrici, con doppio campionamento lungo tutta la filiera e pubblicazione dei dati. I primi risultati, su centinaia di analisi, mostrano valori ampiamente sotto i limiti di legge, con l’obiettivo dichiarato di arrivare a un modello “Pfas free”.

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