Un’area del parco

«L’unica garanzia» affinché il Parco del Colle della Trinità resti pienamente fruibile senza «speculazioni economiche» può essere garantita soltanto dal fatto che «la proprietà resti pubblica e, nello specifico, della Regione». Ne sono convinti l’associazione Colle della Trinità e Italia Nostra Perugia che, in una nota, ricostruiscono la complessa vicenda del parco tra Perugia e Corciano e si appellano a Palazzo Donini, intravedendo il rischio che possa essere venduto.

Il caso La vicenda ha inizio nell’ottobre del 1991, quando la Comunità montana competente acquistò da una società immobiliare un’area di 113 ettari destinata a interventi idraulico-forestali, istituendo sulla sommità del colle un parco naturale di circa sei ettari. Nel luglio del 1995 lo stesso ente montano concesse a un privato, senza ricorrere a una gara d’appalto e tramite un contratto quarantennale, il diritto di superficie su una porzione dell’area pubblica. L’accordo prevedeva l’impegno da parte del concessionario a «costruire un edificio destinato a bar, tavola calda, rosticceria, ristorante, pizzeria nonché due campi da gioco» in una zona classificata come verde pubblico, non edificabile e sottoposta a stringenti tetti di tutela paesaggistica e ambientale. 

Il contenzioso Negli anni successivi si è aperto un complesso contenzioso amministrativo. Nel gennaio del 1999 gli uffici comunali di Corciano autorizzarono la realizzazione della struttura ristorativa attraverso un piano particolareggiato, ma nel novembre del 2000 la giunta provinciale dispose «l’annullamento dell’atto di approvazione», in quanto «viziato di legittimità in presenza di un concreto, attuale ed ampio interesse pubblico, prevalente a fronte del sacrificio di un interesse privato». Successivamente, nell’ottobre del 2003, il nuovo piano regolatore comunale reinserì un’area edificabile all’interno del parco. L’associazione locale, supportata da un’organizzazione ambientalista nazionale, presentò ricorso al Tribunale amministrativo regionale, che nel maggio del 2005 annullò la previsione edificatoria per incongruenze interne allo strumento urbanistico. Questa decisione è diventata definitiva nel dicembre del 2012, quando il Consiglio di Stato ha respinto il ricorso presentato dall’amministrazione comunale.

I manufatti Parallelamente si è sviluppata la questione legata ai manufatti provvisori. Nel 1995 era stata rilasciata una concessione edilizia temporanea per l’installazione di un modulo prefabbricato ad uso bar con servizi igienici, soggetta a proroghe periodiche ormai scadute da anni e non più conformi alle norme vigenti sulla temporaneità delle strutture precarie. Attorno a questo modulo sono sorte nel tempo altre costruzioni, per le quali il Comune ha emesso due ordinanze di demolizione e ripristino, nel 2000 e nel 2013, rimaste ineseguite. Sebbene un verbale di sopralluogo tecnico del 2014 avesse inizialmente attestato l’avvenuto abbattimento delle opere contestate, un esposto presentato alla Procura della Repubblica da diverse sigle associative e di tutela dei cittadini ha dimostrato la persistenza dei manufatti. Il successivo procedimento penale si è concluso con un’archiviazione per l’assenza di dolo da parte dei verificatori, sebbene il giudice abbia rilevato che «il verbale del sopralluogo è gravemente lacunoso …. ed è superficiale …», confermando l’irregolarità delle strutture esistenti.

Il quadro Lo scenario attuale, spiegano sempre le due associazioni, è legato alla dismissione e alla conseguente liquidazione delle ormai ex Comunità montane, da anni confluite nell’Agenzia forestale regionale e il cui commissario è incaricato di alienare le proprietà residue. Mentre una parte del parco è stata già acquisita nel 2015 dalla Regione e viene gestita dall’Agenzia, rimangono ancora da vendere circa quattro ettari, che includono i duemila metri quadrati interessati dalla concessione quarantennale e dai manufatti contestati. I residenti e le associazioni temono che l’acquisto da parte di soggetti privati possa compromettere la tutela ambientale e la fruizione sociale del parco. Un recente scambio di comunicazioni con l’amministrazione comunale di Corciano volto a chiarire le presunte irregolarità edilizie, ritenute un ostacolo alla vendita del bene, ha prodotto per il momento una risposta giudicata insoddisfacente dalle associazioni, secondo cui gli uffici comunali si sono limitati a dichiarare che «non risultano elementi comprovanti il mancato rispristino dello stato dei luoghi».

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