di Maurizio Troccoli
Del predecessore dell’americano Prevost, ovvero l’argentino Bergoglio, anche le pietre sanno quanto fosse forte il suo legame con Assisi. Dal primo segnale in quella storica visita delle origini del pontificato, si era compreso – non fosse stato chiaro dal nome – che avrebbe eletto Assisi seconda sede papale dopo il Vaticano. Dell’attuale Leone, non sappiamo. Lo vedremo. Al momento possiamo dire che mancano poche ore all’arrivo previsto intorno alle 8 del mattino di giovedì, in una Assisi trepidante, che lo vedrà – come il predecessore – sulla tomba del Poverello, poi in un giro in basilica e dirigersi verso i luoghi della Porziuncola alla Domus Pacis. Addetti ai lavori, interpellati da Umbria24, non se la sentono di escludere una improvvisata visita alle reliquie di San Carlo Acutis, prima dell’arrivo a Santa Maria degli Angeli per le conclusioni dei lavori della Conferenza episcopale. Poi a pranzo dalle suore a Montefalco.
Nel messaggio della vigilia, in occasione del mercoledì degli incontri pubblici in Vaticano, Prevost tra le varie riflessioni sui migranti, prendendo a riferimento quanto dichiarato dalla Conferenza episcopale statunitense che ha sottolineato il trattamento dignitoso di ogni essere umano che vuole entrare in un paese, e il ruolo dei cristiani nel dare voce a chi non ce l’ha, ha compiuto un importante passaggio sull’ecologia, come a preannunciare la sua tappa ad Assisi. «Non possiamo separare la speranza cristiana dalle sfide che l’umanità oggi vive», e ha parlato della «conversione ecologica» come parte integrante della conversione cristiana. Ha citato inoltre l’enciclica Laudato si’ per sottolineare la dimensione contemplativa: «Se l’uomo non è custode del giardino, diventa il suo distruttore».
La presidente della Regione Umbria, Stefania Proietti, ha espresso grande emozione per la visita. Ha affermato che l’arrivo di Leone XIV «tocca profondamente la nostra storia spirituale», richiamando i valori francescani della fraternità, dell’attenzione ai più fragili e della cura del creato. Per Proietti, il messaggio del Papa — dedicato agli ultimi, alla dignità umana e al servizio — è un appello concreto anche per le istituzioni umbre: un invito a consolidare impegni su coesione sociale, giustizia e sostenibilità, e a riconoscere nella dignità della persona la bussola delle scelte pubbliche.
Il Comune di Assisi ha previsto misure straordinarie di viabilità per garantire la sicurezza dell’evento. Dal pomeriggio del 19 novembre saranno in vigore restrizioni alla circolazione e al parcheggio in vari tratti del centro storico e di Santa Maria degli Angeli — in particolare nelle aree attraversate dai cortei legati alla presenza del Pontefice. Saranno rimossi contenitori della nettezza urbana lungo il percorso, sospesi i cantieri nella mattinata del 20 e modificate alcune zone di circolazione. Al tempo stesso, restano aperte le scuole del territorio e i cittadini potranno accedere a piedi alla Piazza Inferiore della Basilica di San Francesco e al piazzale antistante Santa Maria degli Angeli.
Come ha lasciato intendere, Papa Leone XIV ha scelto questo nome pensando soprattutto a Leone XIII, il pontefice che alla fine dell’Ottocento inaugurò la stagione moderna della dottrina sociale della Chiesa con l’enciclica Rerum Novarum. In un’epoca attraversata dalla rivoluzione industriale, Leone XIII indicò un percorso per difendere la dignità del lavoro e delle persone più fragili. Ma ai devoti di San Francesco piace evocare una figura carissima al Poverello, quel fra Leone, che oltre a essere il più presente nella cerchia di San Francesco è tra i più prossimi anche da morto, essendo stato sepolto al suo fianco, insieme a Masseo, Angelo e Rufino. Va precisato che storici francescani e ricognizioni archeologiche hanno confermato la presenza dei resti di frati che fecero parte del primo gruppo: nel transetto di destra sono stati identificati i resti di Bernardo da Quintavalle, Silvestro, Guglielmo, Eletto e Valentino, tutti frati che condividevano con Francesco il carisma e la radicalità evangelica. Fonti antiche indicano la presenza anche di Giovanni de Laudibus (o “John of Lauds”) e Elias, tra coloro che lo assistevano negli ultimi giorni, ma non sempre le loro tombe sono identificate con certezza nella cripta. Torniamo quindi a Leone, le fonti storiche più attendibili – a partire dagli scritti francescani del XIII secolo, dalla Leggenda Perugina, dalla Compilatio Assisiensis e dalle testimonianze raccolte per il processo di canonizzazione – lo descrivono come il compagno più fedele del santo, un uomo mite, semplice e dotato di una profonda spiritualità. Apparteneva ai primi frati entrati nell’Ordine e condivise con Francesco lunghi anni di vita comune, di preghiera e di viaggio. Gli storici concordano nel dire che fra Leone fosse il frate prediletto da Francesco, tanto da meritare più volte il titolo di socius, cioè compagno stretto, e di scriba, perché fu lui a mettere per iscritto alcuni testi dettati dal Santo. Tra questi c’è anche la famosa benedizione «Il Signore ti benedica e ti custodisca», che Francesco gli lasciò in dono su un piccolo foglio conservato ancora oggi ad Assisi. Questo gesto è una delle conferme più significative del legame affettivo e spirituale fra i due. Se qualcuno si è spinto fino d a definirlo il suo confessore in realtà era il suo intimo confidente essendo, all’epoca, la confessione, non istituzionalizzata come oggi. Fu sicuramente l’unico a cui Francesco confidava le proprie angosce interiori e le sue lotte spirituali. Il rapporto era così profondo che Leone fu testimone diretto delle stimmate alla Verna e seguì Francesco negli ultimi giorni della sua vita. Proprio per questo, dopo la morte del Santo, divenne uno dei custodi più scrupolosi della sua memoria e uno dei garanti della sua eredità spirituale.
Ritorniamo agli ultimi pontificati. La prima visita del predecessore di Leone, Francesco risale al 4 ottobre 2013, quando Bergoglio arrivò ad Assisi in occasione della festa di San Francesco. L’elicottero era atterrato al campo sportivo dell’Istituto Serafico, dove il Papa incontrò ragazzi ammalati, operatori e famiglie. In quella stessa giornata celebrò la messa nella Piazza San Francesco, pregò davanti al Crocifisso di San Damiano e rivolse un discorso ai giovani umbri riuniti nel piazzale della Basilica di Santa Maria degli Angeli.
Il 4 agosto 2016 tornò ad Assisi per una visita alla Basilica di Santa Maria degli Angeli e alla Porziuncola, nel contesto degli ottocento anni del Perdono di Assisi. In quell’occasione offrì anche un segno concreto di vicinanza ai terremotati dell’Umbria: alla celebrazione partecipò una rappresentanza delle suore Clarisse del monastero di Vallegloria di Spello, già colpite in passato da un sisma. L’11 gennaio 2019 compì una visita privata e a sorpresa proprio al monastero delle suore Clarisse di Vallegloria a Spello. Celebrò la Messa con le religiose, condivise il pranzo con loro ed espresse stima per la loro vita contemplativa, un rapporto che negli anni è rimasto costante. Il 3 ottobre 2020 tornò nuovamente in forma riservata in Umbria, recandosi sia dalle Clarisse di Spello sia alla tomba di San Francesco ad Assisi per un momento di preghiera.
Il legame tra Papa Leone XIV e l’Umbria è profondo e risale a molto tempo prima della sua elezione. Da cardinale, il 22 maggio 2024 aveva presieduto a Cascia il Solenne Pontificale per la festa di Santa Rita, mostrando una devozione radicata verso la santa legata alla tradizione agostiniana. Poche settimane dopo, il 22 giugno 2024, fu a Foligno per visitare il monastero di Santa Maria di Betlem e celebrare i cinquant’anni dalla fondazione della comunità religiosa femminile. Il rapporto tra Prevost e l’Umbria risale ancora più indietro nel tempo. Nel 2008, quando era priore generale dell’Ordine agostiniano, partecipò alle celebrazioni per il settimo centenario della morte di Santa Chiara da Montefalco. Le religiose del monastero lo ricordano per la sua vicinanza e per il valore attribuito a quella ricorrenza, che cade il 14 settembre, giorno della solennità dell’Esaltazione della Croce, particolarmente importante per la comunità. Lì ritornerà domani. Fonti locali ricordano anche un aneddoto giovanile relativo a Gubbio: secondo alcune testimonianze, da ragazzo Prevost avrebbe partecipato al tradizionale rito goliardico della “patente da matto”, compiendo i tre giri attorno alla fontana del Bargello, un gesto simbolico legato alla leggerezza e alla libertà dell’animo.
Nel tempo, diverse personalità istituzionali umbre hanno confermato questo legame. L’ex governatrice Donatella Tesei ha ricordato gli incontri avuti con Prevost prima dell’elezione, citando la sua presenza a Cascia per le celebrazioni di Santa Rita e a Montefalco per la visita al monastero di Santa Chiara della Croce. Alcune testate regionali hanno sottolineato anche il valore simbolico della scelta del nome papale: Leone XIV richiama infatti Leone XIII, pontefice che nutriva una particolare devozione per Santa Rita di Cascia.
