di Francesca Marruco
La prima udienza è servita solo per l’ammissione delle prove. Questa mattina il collegio ha accolto quanto richiesto dall’accusa che vuole i due imputati, moglie e marito, colpevoli di concorso in violenza sessuale aggravata continuata sulla figlia. Nello specifico, secondo il pubblico ministero Sergio Sottani, il padre avrebbe ripetutamente abusato della ragazzina, e la madre, pur sapendo, non avrebbe fatto nulla. Per l’accusa, in una circostanza la donna li avrebbe anche sorpresi. Ciò nonostante ha sempre difeso il marito che, secondo il pm, quando lei era fuori beveva e costringeva la figlia ad avere rapporti sessuali con lui. La giovane, ormai maggiorenne, si era costituita parte civile già in udienza preliminare con gli avvocati Annamaria Gasparri e Cristina Zinci, che l’aveva assistita quando era ancora minorenne.
La storia L’incubo per lei sarebbe inziato quando frequentava la quinta elementare. Per sette lunghi anni avrebbe subito le violenze del padre camionista, che, ogni 3-4 giorni, quando tornava dai suoi viaggi, la violentava e, se lei cercava di opporsi, la minacciava di morte e la picchiava con asciugamani bagnati. Per sette lunghi anni sarebbe rimasta in silenzio, terrorizzata. Poi ha conosciuto un ragazzo in una chat, che l’ha spronata a denunciare il padre. Nell’estate del 2008 ha chiamato il telefono azzurro. Al padre venne tolta la potestà genitoriale. Lei andò a vivere in una struttura.
La difesa I due imputati che si dicono innocenti, sono difesi dall’avvocato Ubaldo Minelli. La difesa dei genitori sostiene che lei li denunciò per ripicca, perché non volevano che frequentasse il ragazzo conosciuto in chat. Secondo quanto raccontato dalla giovane nelle fasi investigative avrebbe chiesto tante volte alla madre di crederle. Ma la donna è sempre rimasta dalla parte del marito. Tanto da finire incriminata con lui. Il processo riprenderà a giugno prossimo con i testimoni dell’accusa.

