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di Enzo Beretta

Il dramma familiare viene messo nero su bianco, scritto a mano in un incerto carattere corsivo nel tema di un ragazzino di prima media della provincia di Perugia: «Il mio papà ha provato a strozzarmi». Ci sono le minacce di morte – ‘Ti ammazzo quando voglio’ – e una chiamata del ragazzino al 112 nel tentativo di difendere la madre. Episodi gravi riportati negli atti giudiziari del fascicolo aperto contro un 27enne, dipendente pubblico, che attualmente si trova in carcere con l’accusa di maltrattamenti nei confronti non solo del piccolo, che nel dicembre 2023 quando stava quasi per essere strangolato aveva appena compiuto undici anni, ma anche della compagna e del nonno paterno, conviventi, vittime di maltrattamenti e violenze, «costretti a lasciare la casa per cercare ricovero da alcuni parenti». 

In carcere In un primo momento era stato disposto per il 27enne il divieto di avvicinamento ai familiari, provvedimento violato dall’uomo che perciò è finito dietro le sbarre. «In modo abituale e continuativo, verosimilmente sotto l’abuso di sostanze stupefacenti e alcoliche – ricostruisce il pubblico ministero – maltrattava la compagna, il figlio e il nonno paterno sottoponendoli ad atti di violenza fisica, morale e psicologica e tenendo verso di loro atteggiamenti aggressivi e violenti, percuotendoli e minacciandoli, creando così una situazione generalizzata di sopraffazione tale da rendere la loro vita personale e familiare particolarmente dolorosa e ingenerando in loro forme di disagio psichico e fisico, tanto che gli stessi erano costretti a lasciare l’abitazione per cercare ricovero presso parenti». In più occasioni – viene detto – la compagna e il padre sono stati colpiti con pugni, calci, schiaffi, e minacciati di morte». 

‘Ti ammazzo quando voglio’ Insulti anche al figlio, aggredito e insultato durante un pranzo avvenuto solo pochi giorni fa, nell’agosto 2025, quando l’indagato «tenta di colpirlo con una testata e lo minaccia di morte: ‘Tanto ti ammazzo quando voglio…’». Il bambino era terrorizzato da quell’uomo, così violento nei confronti della sua mamma: «Certe volte – scrive la Procura – rientrava a casa in stato di ubriachezza o sotto l’effetto di droghe, insultava e minacciava la compagna e il padre, distruggendo oggetti presenti in casa e costringendoli a chiamare i carabinieri». Esasperati e impauriti da questi episodi che nell’ultimo periodo sono avvenuti con «cadenza quasi quotidiana» le persone offese hanno chiesto aiuto alle forze dell’ordine.

L’aggressione al nonno Rientrato a casa una sera «completamente ubriaco» si lamenta della cena con la moglie, il bambino interviene in sua difesa e lui, per tutta risposta, lo minaccia e gli scaglia contro una cassa bluetooth, colpendolo ad una mano. A quel punto irrompe il nonno, ricordandogli tra le altre cose che sarebbe dovuto andare a lavorare: monta la furia, lui punta una chiave al mento del suo vecchio, avviene una colluttazione finché l’indagato – è la ricostruzione – lo afferra per la gola: il piccolo, spaventato, corre a chiedere aiuto allo zio paterno che arriva e mette fine all’aggressione. All’origine dei problemi – viene detto – viene segnalata la condizione di tossicodipendenza e alcoldipendenza dell’indagato (difeso dall’avvocato Ubaldo Minelli), situazione che dura da anni e che lui non avrebbe mai cercato seriamente di risolvere. 

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