di Francesca Marruco
E’ stata trovata nelle acque del Tevere la mazzetta con cui Antonio Leandri ha detto di aver colpito il padre Olinto alla testa. Nel punto che aveva indicato agli uomini del Roninv di Perugia, guidati dal capitano Giovanni Rizzo. Al ponte di legno, di fronte all’ex pastificio Ponte di Ponte San Giovanni.
Riprese le ricerche Dopo aver sospeso le ricerche sabato scorso, i sommozzatori dell’arma sono tornati mercoledì mattina ad immergersi nelle acque del Tevere, fortunatamente abbastanza limpide in quel punto, a cercare l’arma del delitto. La mazzetta usata per dei lavori che Antonio Leandri ha detto di aver usato per colpire il padre Olinto alla testa prima di farlo a pezzi e gettarlo in giro per l’Umbria.
Analisi del cranio Intanto i resti recuperati, depositati all’obitorio del Santa Maria della Misericordia, verranno analizzati nei prossimi giorni dalla dottoressa Laura Paglicci Reattelli. Il medico legale dovrà eseguire delle analisi sulla testa di Olinto, tagliata, messa in un secchio blu, cementata e poi buttata nel torrente Fersenone a San Venanzo. Toccherà alla dottoressa Reattelli il macabro compito di estrarla dal cemento in cui il parricida l’ha immersa. Dai risultati scientifici potrebbero anche emergere delle novità a discapito il reo confesso. Se infatti, ad esempio, risultasse che Antonio ha colpito il padre più volte, magari da dietro, colpendolo di sorpresa, si potrebbe forse ipotizzare un delitto premeditato e non solo volontario.
Gli altri resti trovati Anche gli altri resti ritrovati dagli uomini del Roninv di Perugia, che per giorni hanno cercato nelle campagne umbre, sono a disposizione della dottoressa Reattelli. I due arti ritrovati il 19 dicembre scorso nel recinto di monte Tezio, insieme agli altri due trovati nella zona di Montelaguardia potrebbero rivelare se Olinto ha provato magari a difendersi dalla furia omicida del figlio.
Il busto spezzato e buttato nei cassonetti, introvabile Quanto alla parte di cadavere mancante, il busto, fatto a pezzi e gettato in alcuni cassonetti della spazzatura, verosimilmente non verrà neppure cercato. Sarebbe quasi impossibile trovarlo. Probabilmente, dato il periodo di tempo passato, i resti umani di Olinto sono finiti in qualche compattatore con moltissimi altri rifiuti. Sul punto durante la confessione, Antonio Leandri, non sarebbe stato precisissimo, ed effettivamente, se tutti gli altri resti li ha dispersi nelle campagne umbre perché il busto lo avrebbe buttato in alcuni cassonetti? Ma quale logica può esserci dietro le azioni di qualcuno che dice di aver ucciso per impeto, ma poi, con inaudita ferocia, smembra, cementa e getta nei campi pezzi di un cadavere?
Il parricida in carcere non sa che fuori si parla molto di lui Antonio Leandri, in carcere da una settimana con le accuse di omicidio volontario e soppressione di cadavere, non è ancora venuto a contatto con altri detenuti nonostante la revoca dell’isolamento in sede di convalida del fermo. Non avrebbe neanche la minima idea della eco mediatica che si è creata dopo il suo arresto. Non saprebbe insomma che mezza Perugia si interroga sul perché quel ragazzone, un po’ strano, ma sicuramente buono, ha ucciso e fatto a pezzi il padre 87enne. Non ha ancora ricevuto alcuna visita, né della convivente, sentita ieri dagli investigatori come persona informata sui fatti, né delle zie materne che si sono attivate per tutelarlo legalmente.
La perizia psichiatrica Intanto, il prossimo appuntamento giudiziario per Leandri dovrebbe essere una perizia psichiatrica. Potrebbe farne richiesta lo stesso sostituto procuratore Claudio Cicchella, oppure la difesa dell’uomo, che, verosimilmente, punterà all’infermità mentale. Quanto all’indagine, trovata l’arma del delitto, si dovranno attendere le risultanze autoptiche della dottoressa Reattelli per confrontarle con la confessione del parricida.
Si cerca ancora il coltello Giovedì mattina i sommozzatori torneranno a cercare il coltello con cui Antonio ha detto di aver sezionato il cadavere del padre nella vasca da bagno, nel torrente Chiascio a Torgiano. Sperando di chiudere presto il cerchio, e avere tutti gli oggetti e gli elementi utili da portare in dibattimento.

