Nel nuovo piano di revisione del Pnrr, il ministero del Lavoro guidato da Marina Calderone ha inserito tra le misure prioritarie il rafforzamento dei Centri per l’impiego e il potenziamento del programma Gol, la Garanzia di occupabilità dei lavoratori. Si tratta di uno degli assi portanti delle politiche attive, nato con una dotazione iniziale di 4,4 miliardi di euro poi salita a 4,9 miliardi, con l’obiettivo ambizioso di coinvolgere tre milioni di disoccupati entro il 2030. Le risorse già impegnate a livello nazionale ammontano a 32 miliardi, di cui circa 16 rendicontati sulla piattaforma digitale ministeriale. Ma la velocità di spesa e la capacità di raggiungere i target variano sensibilmente da regione a regione, anche per effetto delle diverse tempistiche di rendicontazione e delle strutture amministrative locali.
Nel Sole 24 Ore di domenica si titola di una “perdita” di circa un miliardo di euro nel Programma Gol nazionale, ma si tratta in realtà di una questione di rimodulazione dei target finanziari. Originariamente erano previsti circa 80.000 disoccupati da formare in alcune regioni, ma a causa di ritardi nelle rendicontazioni, difficoltà nel conteggio dei partecipanti e abbandoni precoci dei corsi, il ministero ha deciso di ridurre il target a 60.000 persone. Questa diminuzione ha comportato un taglio proporzionale delle risorse destinate a quei percorsi specifici, stimato in poco più di un miliardo di euro.
Tuttavia, il programma Gol nel complesso non viene indebolito: le risorse risparmiate sono state ridistribuite su strumenti già funzionanti come il Fondo nuove competenze e il Fondo di coesione e sviluppo, rafforzando così l’efficacia delle politiche attive del lavoro e della formazione. In altre parole, il miliardo “perso” riguarda solo alcune tranche inizialmente previste e non intacca il rafforzamento complessivo del programma.
L’Umbria rappresenta un caso interessante. Nei mesi scorsi sono stati trasferiti ad Arpal Umbria 28,5 milioni di euro, una cifra importante per consentire i pagamenti a enti di formazione e agenzie per il lavoro e per superare i ritardi accumulati nella fase iniziale. Sul fronte dei beneficiari, i dati più recenti parlano di oltre 42 mila persone prese in carico, a fronte di un target regionale fissato in 38.706. Di queste, quasi 8.900 hanno completato un percorso formativo, pari al 71 per cento dell’obiettivo, e più di 4.500 hanno trovato lavoro entro sei mesi dall’ingresso nel programma, con un tasso di ricollocazione vicino al 35 per cento, superiore alla media nazionale che si aggira intorno al 30.
Per incentivare la partecipazione ai corsi è stato introdotto anche un bonus economico, finanziato con fondi Pnrr e modulato in base alla durata della formazione: 200 euro per corsi brevi, 350 per quelli intermedi e fino a 450 euro per i percorsi più lunghi. Una misura che ha contribuito ad aumentare l’adesione, ma che da sola non basta a garantire la qualità e l’efficacia dell’offerta formativa, punto cruciale per tradurre la formazione in reale occupazione.
Le politiche attive, storicamente il tallone d’Achille del mercato del lavoro italiano, restano una sfida aperta: l’Umbria ha compiuto passi avanti, ma il percorso verso un sistema capace di coniugare formazione, occupabilità e coesione sociale è ancora lungo e dipenderà dalla capacità di consolidare i risultati e trasformarli in opportunità durature.
