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venerdì 27 gennaio - Aggiornato alle 16:27

No vax e indecisi: in Umbria tra 30 e 59 anni quasi il 28 per cento è senza prima dose

Il 13,4 per cento degli over 60 non è protetta dal farmaco. Intanto quasi mezzo milione di residenti hanno avuto anche la seconda dose

di C.F.

Quasi mezzo milione di umbri raggiunti dalla doppia dose, mentre la campagna vaccinale si avvicina anche alla soglia dell’80 per cento degli over 12 che ha ricevuto la prima somministrazione. Emerge dalla dashboard della Regione del 9 agosto 2021 sull’avanzamento della campagna vaccinale che nelle ultime 24 ore ha fatto registrare 5.102 inoculazioni di cui 3.662 prime dosi e 1.440 richiami, che hanno fatto salire a 587.479 i residenti che hanno iniziato il ciclo, pari al 76,2 per cento, e a 494.562 umbri che, invece, hanno avuto anche la seconda dose, pari al 64,2 per cento. Dai dati forniti dal ministero della Salute, comunque, emerge che il 13,4 per cento della popolazione ultra sessantenne non è protetta dal vaccino, mentre nella fascia di età compresa tra 30 e 59 anni non ha aderito alla campagna il 28,1 per cento della popolazione.

Vaccini agli over 60 In base al quadro fornito dal ministero della Salute, che per gli over 60 ora fornisce solo i dati delle seconde dosi, in Umbria ha completato il ciclo vaccinale l’88,9 per cento della popolazione ultra ottantenne, vale a dire 76.447 persone sulle 85.981 censite. Livello di vaccinazione lievemente più basso per i settantenni: all’87,9 per cento di loro, infatti, è stato somministrato anche il richiamo, cioè 85.861 su 97.663 pensionati. La forbice, inevitabilmente, si allarga ancora per i sessantenni: in questa fascia d’età l’83,6 per cento ha completato il ciclo vaccinale, con 94.206 umbri su 112.657 che hanno ottenuto il green pass. In altre parole 39.787 over 60 non sono protetti dal vaccino, vale a dire il 13,4 per cento degli umbri più anziani e quindi più esposti al Covid-19.

Prime e seconde dosi da 30 a 59 anni Si va stringendo il cerchio sulle seconde dosi delle fasce più giovani della popolazioni. Sono 106.248 su 136.346 i cinquantenni che hanno ricevuto la prima dose, pari al 77,9 per cento, e di questi 100.766 hanno avuto anche il richiamo, ossia il 73,9 per cento, mentre tra i quarantenni se ne contano 87.623 su 123.691 che hanno iniziato il ciclo di vaccinazione, pari al 70,8 per cento, di cui 77.541 sono stati chiamati anche per la seconda dose, cioè il 62,7 per cento. Per quanto riguarda i trentenni, invece, girano intorno al 64,4 per cento quelli che hanno fatto capolino una volta negli hub vaccinali, precisamente si tratta di 59.332 umbri su 92.145 e di questi 40.938 hanno concluso il ciclo vaccinale. Qui la sintesi dice che il 28,1 per cento della popolazione di età compresa tra 30 e 59 anni deve ancora iniziare il ciclo vaccinale.

Giovani Tra i giovani, invece, per i quali la campagna di vaccinazione si è aperta da poco più di due settimane, al netto della chiamata di giugno per i maturanti, si registra il 59,9 per cento dei ventenni a cui è stata somministrata la prima dose, si tratta di 46.889 su 78.331 ragazze e ragazzi residenti in Umbria, mentre per la seconda dose si scende al 27 per cento con 21.165 che hanno completato il ciclo. Cresce anche il numero dei giovanissimi (12-19 anni) che ha iniziato il percorso di protezione:  16.004 su 63.610 quelli che hanno avuto la prima dose, ossia poco più di uno su quattro, mentre resta ancora sotto al 10 per cento, precisamente all’8,9 per cento, la quota di quelli a cui è stato somministrato anche il richiamo.

Meloni In una nota la vicepresidente del consiglio regionale, Simona Meloni, interviene anche «sulle oltre mille diffide spedite pochi giorni fa, da Asl 1 e Asl 2, agli operatori sanitari che ancora non si sono vaccinati» e considerandolo «un vero e proprio campanello d’allarme se pensiamo che gli stessi continuano a svolgere senza controllo la loro attività nelle strutture sanitarie, sociosanitarie e socio-assistenziali, pubbliche e private, nelle farmacie, parafarmacie e negli studi professionali». Per Meloni in Umbria «permangono troppo incertezze procedurali che impediscono, di fatto, di mettere le strutture sanitarie pubbliche e private in piena sicurezza. Spiace dover constatare – dice – che la mia proposta di legge regionale, in materia di esecuzione degli obblighi di vaccinazione degli operatori sanitari, sia stata accantonata dall’attuale maggioranza, tanto da non essere stata neppure discussa in commissione, quando avrebbe potuto anticipare e rafforzare le misure di controllo e disincentivo ai comportamenti no vax». La vicepresidente ricorda che «le Regioni, possono deliberare, come ha fatto la Puglia, sull’accesso nelle strutture sanitarie, al controllo e alle responsabilità. Non ultimo – aggiunge -, credo che se fossimo già stati dotati di strumenti normativi che autorizzino i vertici delle autorità sanitarie a comminare sanzioni pecuniarie, tra i 500 e i 5 mila euro, a quanti lavorano nel mondo della sanità senza aver assolto l’obbligo vaccinale, questo fatto sarebbe stato di grande aiuto».

@chilodice

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