di Francesca Marruco
«Alessandro non ha aggredito nessuno. E che si ‘giustifichi’ la sua morte col fatto che era emotivamente alterato, denuncia lo schifo della società in cui viviamo». A dirlo è un amico di Alessandro Bellabarba, che martedì mattina è venuto in tribunale insieme ad altri giovani per seguire il processo scaturito dalla morte del loro amico. « Giustizia per Alessandro» e «vogliamo la verità» recitavano gli striscioni che avevano appeso all’ingresso.
I fatti Alessandro Bellabarba è morto il 12 febbraio del 2010 dopo sei giorni di coma. In coma ci era finito battendo la testa sul marciapiedi, dopo essere stato colpito da Paolo E., che in quel momento stava aspettando l’uscita del figlio da scuola. Era una mattinata piovosa a Ponte San Giovanni quel sei febbraio. Alessandro era uscito di casa con la sua auto ed era andato a sbattere contro un’altra parcheggiata lungo via Pieve di Campo, nei pressi delle scuole elementari. Era sceso e stava parlando con il proprietario della vettura tamponata, quando, era nato un parapiglia in cui si era inserito anche l’odierno imputato. Forse per calmare gli animi. Ma per farlo, nei momenti concitati del corpo a corpo che ne era seguito tra lui e Alessandro, lo aveva spintonato, o lo colpito con un pugno, le testimonianze sul punto sono contrastanti, e Alessandro, che pure pare lo aveva colpito, era caduto a terra battendo la testa.
La morte e il carcere Alessandro Bellabarba, che in quel momento era, come recita la richiesta di rinvio a giudizio per l’imputato, «in forte stato di alterazione dovuto ad assunzione di alcolici», era morto sei giorni dopo in ospedale senza mai riaprire gli occhi. L’imputato, Paolo E., aveva passato un paio di giorni in carcere, poi il gip Paolo Micheli lo aveva rimesso in libertà perché secondo lui aveva agito per legittima difesa o per rispondere a una provocazione. L’accusa per lui è quella di omicidio preterintenzionale, che prevede una pena da dieci a diciotto anni di reclusione.
Il rito abbreviato Martedì mattina il suo difensore, l’avvocato Giancarlo Viti, ha chiesto e ottenuto per lui il rito abbreviato, che, in caso di condanna, prevede lo sconto di un terzo della pena. La difesa sostiene che l’imputato rispose all’aggressione di Bellabarba, agì quindi, solo e unicamente per legittima difesa. La decisione del gup Carla Giangamboni, arriverà probabilmente già nella prossima udienza fissata per il dieci maggio. Nella ridda di ipotesi c’è anche quella che il reato venga derubricato in eccesso colposo di legittima difesa, e a quel punto la pena, in caso di condanna, sarebbe relativa al reato di omicidio colposo.
Due verità e un giudice E’ comunque impossibile avventurarsi in eventuali calcoli. Anche perché tutto dipenderà da come il giudice interpreterà l’accaduto. Le versioni sono contrastanti. C’è un’intera famiglia che si è costituita parte civile con gli avvocati Silvia Egidi e Daniela Paccoi che chiede giustizia per la morte del loro caro. Ci sono gli amici di Alessandro che torneranno ad affollare i corridoi del tribunale penale di Perugia per chiedere una pena equa per chi, secondo loro, è colpevole di aver ucciso un loro amico.
Le accuse degli amici Sono una decina gli amici di Alessandro che per lui chiedono giustizia, e non lesinano critiche. «Sono state dette tante cose false su Alessandro che hanno solo gettato benzina sul fuoco. Ma lui non era un alcolizzato, né un aggressivo. Anzi era una persona timida», ha detto uno di loro mentre tutti insieme aspettavano la decisione del giudice. «Ci sono dei testimoni che a noi e alla famiglia hanno raccontato una cosa, poi alla polizia ne hanno detta un’altra. A noi hanno detto che Alessandro dopo il tamponamento era tranquillo, mentre invece ai poliziotti hanno detto che era aggressivo e nervoso e che ha colpito il suo aggressore per primo» gli fa eco un altro. Invece chi, secondo loro, sapeva colpire bene, era l’imputato, che « è un esperto di arti marziali e boxe e in casa- dicono – ha una palestra personale».
Il padre aveva visto tutto Sono sempre i suoi amici a riferire che l’intera scena era stata vista anche dal padre di Alessandro. L’uomo ha detto che il figlio è stato colpito con un pugno che lo ha fatto cadere a terra senza lasciargli scampo. « Speriamo ci sia un processo equo- concludono gli amici- perché non si può morire a 29 anni per una cosa del genere».

