di Francesca Marruco

Le figlie in lacrime hanno ricordato di come il padre si fosse ammalato e lentamente spento al termine di una malattia che lo ha logorato e consumato. Quell’uomo per vent’anni dipendente della Ferrovia Centrale Umbra in un’officina di Umbertide si era ammalato di mesotelioma pleurico per l’esposizione continuata alle polveri dell’amianto.

Omicidio colposo Per la sua morte avvenuta nel 2003 due ex direttori di esercizio della Fcu sono processati per omicidio colposo. Secondo l’accusa, e un giudice che li ha rinviati a giudizio, i due avrebbero provocato la morte dell’uomo per non aver adottato le necessarie precauzioni per l’esposizione all’amianto, e per aver violato le norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro.

Le parole delle figlie L’uomo, che dal 1971 al 2002, ha svolto mansioni di carrozziere, saldatore e carpentiere nei reparti officina e deposito della Ferrovia Centrale Umbra a Umbertide, è stato ricordato questa mattina dalle figlie ascoltate in udienza davanti al giudice Paolo Micheli: «Il papà si lamentava che non avevano protezioni contro l’amianto a lavoro. Tornava a casa sempre con la tuta impolverata, ma non aveva altro. Né mascherine né nulla. Lui si era documentato e sapeva che era pericoloso per la salute».

Le difese Gli imputati sono difesi dagli avvocati Francesco Falcinelli, Maria Mezzasoma e Anna Lombardi, mentre le tre figlie e la moglie dell’uomo si sono costituite parte civile con l’avvocato Patrizia Pugliese. Presente anche il responsabile civile della Ferrovia Centrale Umbra.

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