Pietro Taricone è morto per un suo errore. Non c’è stato alcun guasto al suo paracadute. Si chiude così l’indagine scaturita dalla morte dell’ex gieffe Pietro Taricone. La procura della repubblica di Terni aveva inizialmente aperto un fascicolo di atti relativi che poi si era trasformato in inchiesta per omicidio colposo contro ignoti. E’ stata la stessa dottoressa Elisabetta Massini a chiedere l’archiviazione al gip ternano Maurizio Santoloci.
Perizia tecnica Le conclusioni del magistrato sono arrivate dopo gli esiti di una perizia disposta dalla procura stessa e affidata a un paracadutista esperto. Il paracadutista ha accertato che non ci sarebbe stato nessun guasto al paracadute e alle attrezzature tecniche usate dall’attore nel suo ultimo lancio. Secondo la tesi della procura , oggi accolta anche dal gip, lo schianto di Taricone è attribuibile solo ad un suo errore. Secondo il tecnico ,l’ex gieffe avrebbe aspettato troppo tempo per la manovra di atterraggio: invece dei 100 metri previsti aveva atteso fino a 20, finendo sbattuto al suolo con violenza.
L’incidente e l’inutile intervento L’incidente in cui Pietro Taricone è avvenuto il 29 giugno scorso presso l’aviosuperficie «Leonardi» di Terni. L’attore era stato trasportato all’ospedale di Terni in condizioni disperate, sottoposto ad una lunghissima operazione chirurgica durata nove ore, non era sopravvissuto. Le tante e importanti lesioni interne, insieme alle estese emorragie avevano reso inutile la delicata operazione. La moglie, l’attrice Kasia Smutniak, appassionata di paracadutismo era presente al momento dell’incidente. I funerali si erano tenuti in forma privata nella cappella dell’ospedale ternano.

