
di Francesca Marruco
Cosa accadrebbe nella valla sottostante la diga di Montedoglio in caso di collasso della stessa o di apertura degli scarichi? La risposta è contenuta in uno studio siglato Presidenza del consiglio dei ministri e Servizio nazionale dighe. L’intento, ovviamente, non è quello di creare inutili allarmismi, ma quello di informare, rendendo noti i dati di un importante studio.
Studio onde di sommersione Nella prima parte viene indicato come lo studio «riporta alcuni dei risultati conseguiti con lo studio delle onde di sommersione relative alla diga di Montedoglio e fornisce indicazioni su possibili sviluppi in un’ottica di pianificazione territoriale in collaborazione con gli Enti locali interessati».
Studio base per piani protezione civile Questo studio dell’onda di piena artificiale viene richiesto dal Servizio Nazionale Dighe ai Concessionari, viene approvato e viene poi inviato alle prefetture per la predisposizione dei piani d’emergenza di protezione civile. Il modello di analisi previsto si pone principalmente due obiettivi: quello di creare alcuni nuovi strati informativi che possano essere utili per la pianificazione del territorio a valle lo sbarramento da parte degli Enti locali competenti, e di essere di ausilio per una prima stima dei danni e per una pianificazione dell’intervento in un’ottica di Protezione Civile.
Due tipologie di analisi «Viste le finalità- si legge nello studio – si è pensato di effettuare sostanzialmente due tipologie di analisi: la prima finalizzata all’individuazione delle infrastrutture e dei centri abitati interessati e la seconda mirata a mettere in evidenza le tipologie di uso del suolo del territorio sottostante lo sbarramento».
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Prima carta Nella prima carta è possibile vedere le quattro dighe di competenza del Servizio Nazionale Dighe nel bacino del Tevere. Nella seconda è invece possibile vedere il territorio a valle dello sbarramento in caso di collasso della diga o apertura degli scarichi. Nella carta sono rappresentati i centri abitati (suddivisi in nuclei abitativi concentrati ed in case sparse), i capoluoghi di provincia, le linee ferroviarie, le strade principali e le autostrade, i fiumi principali e secondari. Nella carta sono anche riportati i risultati statistici ottenuti che parlano di 32,501 kmq di superficie sommersa in caso di apertura degli scarichi e di 75,558 kmq in caso di collasso. In caso di collasso le persone coinvolte sarebbero 16.503 nei centri abitati e 821 nelle case isolate. In caso di apertura invece i numeri sarebbero 4738 e 522. In caso di apertura degli scarichi verrebbero sommerse 136 km di ferrovie e 5, 250 km di strade. In caso di collasso invece i tratti di ferrovia interessati sarebbero 2,170 km mentre le strade sarebbero 27, 865 km. Questi dati sono statistici e puramente ipotetici.
Terza carta La terza carta riporta infine il caso di onda di piena per apertura degli scarichi. Il 93, 3% della superficie sommersa sarebbe terreni arativi, il 2,78% sarebbe aree con edifici urbani, lo 0,63% aree ad uso commerciale e industriale, lo 0,68% miniere, discariche e cantieri, lo 0,64 boschi e l’1,63 aree con scarsa vegetazione.
