di F.M.
Per i sindaci di Città di Castello e San Giustino, la diga di Montedoglio va «salvaguardata». Perché da quella diga dipende lo sviluppo agricolo dell’area altotiberina.
Non si può criminalizzare «Ora – dice il prosindaco di Città di Castello Luciano Bacchetta ad Umbria24.it – dobbiamo saper dare una valutazione oggettiva pur nella gravità della situazione, perché la diga è una grande risorsa per lo sviluppo economico. Non si può criminalizzare la sua esistenza». Sulla stessa lunghezza d’onda anche Fabio Buschi, sindaco di San Giustino che dice che «non può andarci di mezzo lo sviluppo agricolo».
Ripensare funzioni diga e ruolo enti locali «Bisognerà ripensare – aggiunge Bacchetta – le funzioni della diga stessa e il suo ruolo. Andrà gestita in modo diverso sia da parte dello Stato che della Regione come degli enti locali, perché da questa vicenda dovrà emergere un ruolo diverso degli enti locali che dovranno essere più coinvolti nei rapporti e nei controlli».
Servono spiegazioni Buschi e Bacchetta poi concordano sulla necessità di dover dare spiegazioni e rassicurazioni a chi ha vissuto una notte di paura come quella tra il 29 e il 30 dicembre. «Non ci aspettavamo questa emergenza – dice ancora Bacchetta – ma abbiamo reagito bene».
Forse era meglio sapere del collaudo Quanto al collaudo in corso nella diga, il primo a invaso pieno fatto da vent’anni a questa parte, il prosindaco Bacchetta dice che non ne sapeva nulla e aggiunge: «Certo se ce lo avessero detto prima forse era meglio ma alla fine non so – precisa – quanto sarebbe cambiato in concreto».

