di Francesca Marruco
Dall’impianto di Fabriano sequestrato dalla Forestale dell’ Umbria sono passate diverse migliaia di tonnellate di rifiuti ferrosi smaltiti illegalmente. La Direzione distrettuale antimafia di Ancona, a conclusione delle indagini condotte dal Corpo forestale dello Stato dell’Umbria ha emesso 39 avvisi di garanzia per traffico e smaltimento illecito di rifiuti ad altrettanti soggetti residenti nelle province di Ancona, Pesaro Urbino e Perugia. In particolare si tratta di un italiano, 36 marocchini e due macedoni.
Perquisizioni e sequestri Facevano tutti parte di un’organizzazione che smaltiva rifiuti pericolosi, soprattutto ferro, alluminio e rame, senza avere le dovute autorizzazioni, e senza adottare le procedure previste dalla legge. Per questo è stato anche sequestrato un impianto di smaltimento a Cupo, frazione di Fabriano, e sono state effettuate 34 perquisizioni personali e locali tra le province di Perugia, Ancona e Pesaro Urbino. Il Nucleo investigativo di polizia ambientale e forestale di Perugia ha anche sequestrato nove veicoli usati per lo smaltimento illegale dei rifiuti ferrosi.
Indagine partita nel 2008 L’indagine, illustrata mercoledì in conferenza stampa dal primo dirigente del Cfs dell’Umbria Guido Conti, è iniziata nell’estate del 2008 quando gli uomini del distaccamento di Scheggia e Pascelupo hanno trovato 34 bidoni vuoti contenenti tracce di rifiuti pericolosi nel locale depuratore. Gli uomini della forestale hanno lavorato per individuare la provenienza dei bidoni stessi e alla fine l’hanno localizzata in una ditta di Sigillo che produce accessori per automobili.
Il furgone rosso Una volta raggiunto il titolare, hanno appurato che era stato lui stesso a dare quei bidoni a due extracomunitari per farli smaltire pagando 400 euro. Secondo quanto raccontato dallo stesso titolare, i due avevano caricato i bidoni su un furgone rosso. Furgone che pochi mesi dopo è stato localizzato e sequestrato. Sempre nel 2008, sono stati sequestrati altri 4 mezzi usati per lo stesso scopo a Gualdo Tadino.
Migliaia di tonnellate di rifiuti Tutto il materiale ferroso, raccolto dai padroncini in Umbria e nelle Marche, finiva nell’impianto di stoccaggio e smaltimento di Fabriano, che è stato sequestrato. Lì i rifiuti venivano compattati senza la benché minima cautela per la pericolosità del materiale trattato. Dal 2008 ad oggi secondo gli inquirenti, per quell’impianto sono passate diverse migliaia di tonnellate di materiale ferroso. Materiale fatto smaltire da chi non aveva alcun titolo per farlo.
Norme e autorizzazioni Per poter smaltire rifiuti pericolosi infatti si devono avere determinate autorizzazioni ed essere iscritti alla locale Camera di commercio. I destinatari degli avvisi di garanzia invece non avevano alcuna autorizzazione, neanche falsa. Si presentavano di ditta in ditta, chiedendo se i titolari avevano bisogno di far smaltire rifiuti. Alcuni di loro non ci pensavano due volte a risolvere questa grana a un prezzo molto più basso di quello convenzionale, per cui, chi ha il titolo per farlo, paga fior di tasse.
4.500 euro al mese La posizione dei titolari delle ditte che si sono affidati ai padroncini marocchini è ora al vaglio degli inquirenti, così come lo è tutta la parte dei risvolti fiscali dell’intera questione. Intanto, le ore di pedinamenti e riprese segrete li inchiodano al loro comportamento scellerato nei confronti dell’ambiente e dello Stato. Gli uomini della Forestale hanno appurato come i marocchini si riunivano ogni sera in un piazzale davanti a un supermercato a Fossato di Vico. La stima approssimativa dei loro guadagni in nero si aggira sui 4.500 euro al mese. Intanto le imprese che hanno regolare permesso per smaltire i rifiuti pericolosi, avevano anche denunciato una consistente diminuzione del volume dei loro affari.
Brutti (Idv): problema molto serio «La raffica di avvisi di garanzia per smaltimento illecito di rifiuti speciali tra le Marche e l’Umbria porta alla luce un problema molto serio, che va affrontato con determinazione sia da parte della pubblica amministrazione che dalle forze dell’ordine». Paolo Brutti, consigliere regionale dell’Italia dei Valori, interviene a poche ore dalla notifica degli avvisi di garanzia dicendo che «negli ultimi tempi ci si è concentrati principalmente sui rifiuti solidi, trascurando il fatto che questi rappresentano un quarto di quelli speciali: l’Umbria produce 500 mila tonnellate di rifiuti solidi e 2 milioni di rifiuti speciali, come quelli al centro dell’indagine. Sono materiali che, al contrario degli altri, possono essere trasportati al di fuori dei confini regionali senza autorizzazioni e questo presta il fianco a traffici illegali. Il prematuro e inspiegabile esaurimento di alcune discariche regionali probabilmente dipende proprio da queste illecite attività. Regione, Provincia e amministrazioni locali devono allertarsi al massimo per assicurare il rispetto delle norme e la salute della cittadinanza».

