L'ex chiesa di San Bevignate stracolma per l'ultimo saluto a Paolo Vinti

di Ivano Porfiri

Ciao Paolo, «con emozione, emozione altissima». Hanno tremato nel riverbero delle volte di San Bevignate le parole del fratello Stefano Vinti. Lui, accanto alla sorella, ha perso il padre e l’amato Paolo in meno di un mese. A loro si è stretta intorno Perugia, città scorbutica e parca di manifestazioni esteriori di affetto, ma che sa essere sincera con quelli che ama e che da lei si fanno amare.

Un perugino semplice Lo ha detto il sindaco Wladimiro Boccali, prima di scoppiare in lacrime, che Paolo in fondo era un “perugino semplice”, nel senso di vero. Ma un perugino speciale, se è vero come è vero che ce ne sarebbero volute due di chiese oggi per contenere tutti quelli che l’hanno voluto salutare, ma soprattutto per contenere l’affetto profondo e sincero che si era conquistato sul campo. Anzi, sul corso. Corso Vannucci e il locali. La sua città. C’è una voragine al centro di Perugia, me ne sono accorto ieri passando davanti al Medioevo e alla Veneta quando mi sono dovuto girare io: non come al solito che, mentre andavo avanti a testa bassa sentivo quella voce da lontano. Una voce amica.

Di tutte le età Stamattina l’ha ricordato chi lo ha conosciuto molto prima e molto meglio di chi scrive. C’è chi lo ha celebrato con le parole di Johnny Cash cantate a cappella, chi in coro gli ha cantato “Bella ciao” e l’”Internazionale”. Tanti con un pianto caldo e irrefrenabile, come l’ex presidente della Regione, Maria Rita Lorenzetti. Del resto, a Paolo era uno che gli volevi bene dopo 5 minuti, era uno dei pochi anelli di congiunzione tra due città che spesso non si parlano: quella dei perugini e quella degli studenti fuori sede che popolano il centro. Gli volevano bene gli amici d’infanzia ma è bello sottolineare come gli vogliono ancora bene i ragazzi, quelli a cui gli adulti quasi mai sono capaci di parlare. Lui sì e non lo faceva con parole elementari, perché Paolo era un intellettuale raffinato, un creativo non semplice da decifrare. I suoi gesti sì, erano semplici. Ottimismo e un saluto che non mancava mai, che ti raddrizzava la giornata.

Una piazza dedicata a lui Su questo sito sono arrivate tante testimonianze di affetto e ci è venuto spontaneo lanciare l’idea di dedicare una piazza di Perugia a Paolo, ci è venuto d’impulso e non abbiamo chiesto il permesso a nessuno. Come quando abbracci un amico che non vedi da tanto e te ne freghi se pesti il piede a qualcuno. Per cui se abbiamo peccato di indelicatezza ce ne scusiamo. Ma l’invito lo ribadiamo: sindaco, rispettiamo tutte le regole ma se è possibile cominciamo l’iter per dedicare una piazza a Paolo. All’indirizzo mail che abbiamo creato: unapiazzaperpaolovinti@gmail.com sono già arrivati tanti messaggi. Da oggi esiste anche una pagina Facebook “Una piazza per Paolo Vinti”. Invitiamo tutti a spargere la voce e a lasciare il proprio messaggio. Li recapiteremo al sindaco. Io lascio il mio qui in calce:

Caro sindaco, il mio sogno è di sedermi un giorno su una panchina al centro di Perugia, accanto all’effigie di Paolo e di vederci i turisti farcisi le foto e i bambini arrampicarcisi, come con Pessoa a Lisbona o Joyce a Dublino. In Piazza Paolo Vinti, sì, immeritatamente.

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