di Hollus
Devi vederlo Bobo Rondelli. Ascoltare un suo disco va bene ma poi te lo devi vedere lì, sul palco, che prima ti fa piegare in due dalle risate e poi ti spezza il cuore. Quanti riescono a farti passare da un sentimento all’altro in,quanto,cinque secondi?
«L’uomo che aveva picchiato la testa»: La sua grandezza, raccontata in modo impareggiabile dal suo amico Virzì nel documentario:«L’uomo che aveva picchiato la testa» è tutta qui, nella capacità di rivelare l’amaro dietro una risata che si prolunga, che si fa scoperta e intima confessione. Un gesto privato e insieme condiviso. Chi si è fermato al Pavone venerdì sera ha avuto l’ opportunità di vedere e ringraziare un grande artista.
La scaletta La scelta delle canzoni proposte, ha privilegiato i brani dell’ultimo disco Per amor del cielo, tra le altre: Madame Sitrì, Licantropi, Viaggio di autunno. Un paio di ripescaggi dai dischi precedenti tra cui la stessa: L’uomo che aveva picchiato la testa e la rilettura rondelliana di una canzone di Tom Waits: I don’t wanna grow up. Merito quindi all’organizzazione della rassegna Gli Incantevoli per la scelta di inserire in cartellone il concerto.
Ottimo Schifanoia, ma perché a luci accese? Nota di merito doverosa inoltre, per l’artista scelto per l’apertura:Matteo Schifanoia che in meno di mezz’ora ci ha regalato diverse belle canzoni, Guardaroba impazzito, Lo scapolo, La casa, Santa la bella stella stanca e Non dirmi che. Grave demerito, non si sa se imputabile a guasto tecnico o sciagurata e incomprensibile scelta degli organizzatori o del management di Rondelli, di fare esibire Schifanoia con le luci del Teatro Pavone ancora accese. Gli va tributato un applauso ancora più grande quindi, proprio perché, in condizioni decisamente non ottimali, ha comunque saputo tenere le redini del proprio spettacolo.

