di Chiara Fabrizi

Salgono oltre quota 100 i focolai della Bluetongue (lingua blu) in Umbria. Lo dice il bollettino epidemiologico del Siman (sistema informativo malattie animali) del 14 luglio pubblicato sul portale prevenzione della Regione Umbria, precisando che i 108 focolai censiti sono sia «sospetti», cioè in attesa dell’esito degli esami, che «confermati». Tuttavia, il bilancio è in continua crescita, tanto che soltanto giovedì scorso lo stesso Siman ne segnalava 94.

Albano Agabiti, presidente regione della Coldiretti, a Umbria24 ha spiegato che da quando «gli allevatori stanno facendo i conti con questa terza ondata, che segue la prima del 2003 e la seconda del 2014, le autorità hanno confermato il decesso di 253 ovini, con una mortalità del 2,2 per cento» sui capi colpiti.

La Bluetongue, vale la pena ricordarlo, non comporta problemi di sicurezza alimentare per i consumatori, ma provoca rilevanti danni economici agli allevatori, come in effetti sta accadendo, sia per la perdita degli animali, a seguito di morte o di aborti, che per la riduzione della produzione di latte. A essere colpiti sono soprattutto gli ovini, tanto che dei 108 focolai tra «sospetti» e «confermati» segnalati in Umbria ben 101 riguardano quella specie di mammiferi, mentre gli altri sette interessano allevamenti bovini.

«L’unica soluzione resta la vaccinazione, che non è obbligatoria ma ora è fortemente raccomandata», afferma Agabiti, aggiungendo che «per fortuna i vaccini continuano a essere disponibili, tanto che dall’inizio di questa terza ondata sono stati 177 gli allevamenti in cui è stata fatta una vaccinazione completa».

In base a quanto emerge dal bollettino del Siman, gli allevamenti per i quali i veterinari hanno compiuto le segnalazioni previste dalla legge, quindi comprese quelle di casi sospetti, hanno sede in più di un terzo dei comuni umbri complessivi: si va da Monteleone di Spoleto fino a Pietralunga, da Terni a Orvieto.

In base alla concentrazione dei casi, poi, anche l’aggiornamento del 14 luglio conferma che le zone più colpite sono quelle dell’Alta Valnerina, quindi Cascia, Norcia e Monteleone di Spoleto, più la stessa Spoleto: in ognuno di questi quattro comuni, infatti, il bollettino riporta la presenza di un numero di allevamenti compreso tra 8 e 16 in cui sono emersi casi «sospetti» o «confermati» di Bluetongue.

Sono poco più di una dozzina, invece, i comuni umbri in cui si conta un numero di allevamenti compreso tra 2 e 7 alle prese con gli stessi accertamenti veterinari, mentre girano intorno a una quindicina i casi in cui nel territorio comunale si sono verificati casi «sospetti» o «confermati» limitati a un unico allevamento.

«Come Coldiretti – prosegue Agabiti – ci siamo attivati immediatamente e la Regione ha fatto altrettanto, costituendo una task force per il monitoraggio e lavorando affinché si arrivi, ma su questo non abbiamo dubbi, all’erogazione di ristori per gli allevatori a compensazione delle perdite e per garantire la sopravvivenza di queste realtà, che ha un valore ben superiore a quello dell’attività zootecnica, rappresentando un presidio fondamentale per le aree interne».

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