Un risultato complessivamente positivo quello del lago Trasimeno e di Piediluco secondo Legambiente. Eppure l’esito favorevole, spiega l’associazione ambientalista, «non deve far abbassare la guardia di fronte agli effetti sempre più evidenti dei cambiamenti climatici e della pressione esercitata dalle attività umane». È questa la sintesi della sesta e ultima tappa della campagna “Goletta dei laghi 2026” organizzata giovedì mattina all’aula magna dell’Università per Stranieri.
I dati sul lago Trasimeno Del Trasimeno sono stati monitorati cinque punti e l’unica criticità trovata riguarda la foce del torrente Paganico, in zona Castiglione del Lago, risultata «inquinata» e in peggioramento rispetto all’anno scorso, quando rientrava nei parametri di legge. Tutti gli altri punti controllati sono stati «promossi a pieni voti»: il torrente Anguillara a Castiglione del Lago, la foce del fosso Macerone a Tuoro, il canale di scarico del depuratore Tuoro-Passignano a Le Pedate e la foce del canale proveniente da Tuoro a Punta Navaccia. Segnale molto positivo arriva poi dal canale del depuratore, che fino al 2022 era stato classificato come «inquinato» e «fortemente inquinato» e che ora risulta a norma.
VIDEO – ZARA PRESENTA IL BILANCIO IDRICO REGIONALE
I dati sul lago di Piediluco Promosso anche il lago di Piediluco, dove tutti e tre i punti monitorati sono risultati «entro i limiti di legge». Si tratta della foce del rio Medio Nera, il punto di campionamento di Armeno Armeni e la foce del rio Fuscello, che nel 2022 aveva invece evidenziato problemi. Le analisi sui composti azotati hanno inoltre rilevato concentrazioni basse, inferiori ai limiti fissati dalla Direttiva nitrati per le acque superficiali.
I rischi per il Trasimeno Nonstante la promozione, secondo gli studi dell’associazone, il Trasimeno rappresenta oggi «uno dei bacini lacustri maggiormente a rischio» in tutta Italia. Nel 2025 infatti il livello dell’acqua è sceso di circa 160 centimetri rispetto allo zero idrometrico, con ripercussioni anche sulla navigazione, mentre la temperatura superficiale media è risultata superiore di 0,79 gradi rispetto alla media del periodo 1995-2020. Privo di emissari naturali e colpito da un calo costante delle piogge a livello regionale, «il lago soffre per l’evaporazione, l’accumulo di sali e gravi fenomeni di eutrofizzazione esasperati da depuratori obsoleti».
Un piano ad hoc per il lago Per «superare la logica dell’emergenza e salvare il bacino», l’associazione ambientalista chiede l’attuazione degli strumenti del Piano del Parco e una gestione ecosistemica basata su interventi strutturali quali il ripristino del centro studi di isola Polvese come polo internazionale di monitoraggio; maggiori controlli su prelievi idrici e dragaggi invasivi, introducendo una navigazione elettrica a basso pescaggio; la transizione agricola per eliminare le colture idroesigenti; l’uso di nature-based solutions per tutelare le sponde e un upgrade straordinario dei depuratori per filtrare microplastiche e Pfas. In più, trasformare le acque reflue urbane depurate in tributari costanti per compensare le perdite estive e regolare gli apporti della diga di Montedoglio non più come soccorso d’emergenza, ma tramite un protocollo vincolato a rigidi parametri ecologici.
Bilanco idrico regionale Sebbene fin dall’inizio degli anni ’90 la Regione avesse introdotto nella propria normativa strumenti di pianificazione quantitativa per valutare il rapporto tra disponibilità e prelievi, finora non era mai stato predisposto e mantenuto un vero bilancio idrico regionale completo e aggiornato. Ora, ci sarà. Durante la conferenza è stato presentato anche il Bilancio idrico regionale – primo nel suo genere – in fase di realizzazione dall’Università degli Studi di Perugia nell’ambito del progetto europeo “Gov4Water”. È il «primo strumento organico che mette in relazione la disponibilità della risorsa idrica con i consumi civili, agricoli e industriali» offrendo una base scientifica «per programmare le future politiche di gestione dell’acqua e affrontare gli effetti dei cambiamenti climatici sul territorio regionale».
