©-Istituto Serafico di Assisi. Immagine archivio generica

di Alice Martinelli

I familiari di un alunno disabile potranno confermare l’insegnante di sostegno per l’anno scolastico successivo. E’ il cambiamento maggiormente dibattuto rispetto al mondo della disabilità legata all’insegnamento. A dare sostegno a quanto voluto dal Governo c’è la recente sentenza del Tar che dà torto ai sindacati e ragione alle famiglie. Ha infatti rigettato la richiesta dei sindacati di sospendere il decreto n. 32 del 26 febbraio scorso che consente alle famiglie di chiedere la conferma dell’insegnante di sostegno per il proprio figlio. Per la prima volta, quindi, le famiglie degli alunni con disabilità hanno voce sulla scelta del docente di sostegno: potranno, infatti, confermarlo.

«Accogliamo con soddisfazione l’ordinanza del Tar siamo convinti che la continuità didattica soprattutto per i ragazzi più fragili, sia un valore fondamentale», ha commentato il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara. Affidare il proprio figlio che presenta difficoltà e fragilità, per tante ore al giorno, e per una parte principale della sua educazione evolutiva e della sua formazione, a un docente di cui si ha fiducia, appare sempre più come una legittima rivendicazione. Che però deve rimanere in armonia, con altrettante rispettabilissime rivendicazioni. Questa novità se da un lato offre uno strumento alle famiglie fin qui impensabile, dall’altro solleva problemi e polemiche circa gli svantaggi che determina particolarmente sui docenti di sostegno in attesa di un posto.

Insomma la discrezionalità affidata alle famiglie mal si concilia con la correttezza delle procedure, quindi delle graduatorie e dei percorsi formativi del personale docente, che dovrebbe vedere arrivare il proprio turno per l’assunzione, senza che i tempi dipendano da fattori esterni imprevedibilmente sopraggiunti.

A rischio ci sarebbe non solo la trasparenza nel reclutamento ma anche la possibilità di docenti più qualificati di entrare in graduatoria. E’ la posizione espressa da una certa parte del mondo sindacale, sicuramente da quello della Cgil e della Cisl. Ma è anche una posizione che si fa largo nel mondo della scuola, tra i tanti che a vario titolo sono coinvolti dal sempre più ampio perimetro dell’insegnamento di sostegno rivolto agli alunni disabili.

Questo campo della didattica – va precisato – non è soltanto sottoposto ai cambiamenti di normali avvicendamenti lavorativi o professionali. E’ sempre più strettamente legato a dinamiche volte a favorire l’inclusione. Che, tradotto, equivale a dire maggiore formazione dei docenti. L’insegnante di sostegno necessita di strumenti pedagogici, al pari degli altri colleghi, ma anche legati alle relazioni sociali, alla psicologia e all’innovazione, dovendo sempre più ricorrere ad ausili tecnologici che ampliano l’operatività e i risultati di un alunno con disabilità. Ovvero migliorano le performance dell’inclusione.

In Umbria sono 5.382 gli studenti con disabilità con un incremento di 201 unità rispetto all’anno scolastico precedente – per la precisione i dati sono aggiornati all’anno 2024 – 2025 -. L’aumento interessa principalmente la primaria (+62 alunni) e le superiori (+21), mentre le scuole dell’infanzia segnano una leggera flessione di -4 studenti. Sono invece 4.432 gli insegnanti di sostegno che costituiscono il 29 per cento del totale degli insegnanti. Tuttavia sono ancora molti gli studenti con disabilità affiancati da supplenti anziché insegnanti di ruolo. «Le procedure da attuare non sono ancora chiare e con la conferma del docente si rischia di scavalcare persone specializzate – sostiene Maria Rosi, segretaria generale della Flc Cgil dell’ Umbria – la continuità per i ragazzi si garantisce assumendo a tempo indeterminato, attualmente più del 50 per cento dell’organico dei docenti è precario». I dati relativi al 2022- 2023 invece indicano il seguente rapporto per l’Umbria: 4988 alunni con disabilità, 2.561 supplenti, 1.274 titolari di sostegno per un totale di 3.835 docenti di sostegno totali. Un rapporto di oltre 3 docenti e mezzo ogni 5 studenti, quasi 4. Che significa anche il doppio dei precari rispetto ai lavoratori stabili.

«Tale iniziativa legislativa aumenta le aspettative delle famiglie – afferma Caterina Corsaro, segretaria regionale della Cisl Scuola – c’è poca chiarezza sulle procedure, comportando confusione e ansia tra i docenti».

 “La continuità didattica non è un optional o una semplice comodità organizzativa – dichiara il presidente della Federazione italiana superamento dell’handicap, Vincenzo Falabella, – bensì una condizione essenziale per garantire il diritto all’istruzione”.

Nel 2024 sono stati banditi 52 posti di sostegno per l’Umbria e sono state pubblicate le graduatorie definitive per le assunzioni di ruolo con 459 contratti a tempo indeterminato assegnati. VA anche precisato che il 79,3% delle scuole primarie e secondarie in Umbria dispone di postazioni informatiche adattate per alunni con disabilità mentre un terzo delle scuole umbre, precisamente il 32% ha predisposto un piano annuale per l’inclusione.

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