Messaggi forti a Perugia in occasione delle celebrazioni del 25 aprile. Mesaggi che non consentono timidezze nel dichiararsi, ancora oggi, antifascisti. E che non vogliono giustificare quanti, nelle sitituzioni, a livello nazionale o locale, hanno difficoltà a dichiararsi tali. E’ in dubbio che queste voci siano rivolte a certi ambienti di destra che a parere di chi oggi celebra la Liberazione non hanno fatto bene e fino in fondo i conti con la storia. Non riuscendo a dichiararsi, pur sempre di destra, ma contro il fascismo. Un atteggiamento che in Umbria come nel resto d’Italia è raro quanto impercettibile, per quella storia pesante che oltre a radicalizzare continua a fidelizzare.
Si sono dati appuntamento in tanti oggi in Borgo XX Giugno per ricordare come la Liberazione abbia il triplice valore di averci dato la democrazia, di avere fatto finire la guerra e di averci liberato dal nazifascismo. Tre significati in uno che dovrebbero appartenere a tutti quelli che considerano valori irrinunciabili le libertà, la giustizia e una Repubblica capace di garantirle.
La sindaca Vittoria Ferdinandi e la presidente della Regione Stefania Proietti hanno posto una corona al monumento in memoria dei caduti per mano fascista in borgo Venti Giugno.
Amedeo Zupi, dell’Anpi ha detto: «Quel giorno il nostro Paese ha scelto tra barbarie e libertà. Qualcuno ritiene che non sia importante ricordare che era ritenuto normale durante il fascismo mettere in carcere o al confino chi non la pensava come il regime. Oggi è una festa nazionale, è un obbligo ricordare quegli avvenimenti. La resistenza ha visto la partecipazione di partigiani, forze armate italiane, sofferenze di 600mila militari internati in Germania perché rifiutarono di collaborare col regime, tra cui mio padre. Il 25 aprile ci ricorda che abbiamo conquistato una Costituzione che conserva i valori della Liberazione. Democrazia e libertà però non sono conquiste definitive, bisogna riconquistarle tutti i giorni e difenderle. Qualcuno ci ha detto che il 25 aprile dovevamo fare celebrazioni sobrie, e vi assicuro che questa volta sarò astemio, e vorrei ricordare che ai cattolici e ai laici che i Papi non si prendono à la carte e un signore vestito di bianco ci ha detto che bisogna farla finita con le guerre. Il vangelo dice che dobbiamo accogliere e non far affogare la gente in mare. Per il rispetto del lutto nazionale io consiglierei di non prendere il Papa à la carte e scegliere solo ciò che ci piace di lui. Facciamo vivere nel nostro cuore la Resistenza, la Costituzione che vogliamo difendere».
Vittoria Ferdinandi: «Il mio primo 25 aprile da sindaca è un’emozione alta e profondissima, nessuna festa custodisce in sé il senso e i valori della nostra democrazia più di questa. Il 25 aprile merita verità e rispetto e non sobrietà e falsità. Come possiamo dopo 80 anni raccogliere l’eredità di quel sacrificio? Se c’è un modo è di rendere viva quella memoria, farla diventare promessa e impegno solenne qui e ora. Il 25 aprile è l’inizio di un cammino che dobbiamo rinnovare ogni giorno. Il coronamento di un percorso di resistenza, non di resilienza. Resistere significa spingere indietro con forza. Essere resilienti significa che dobbiamo adattarci, che pare voglia dire che dobbiamo accettare di aver perso ali e utopia. Invece il 25 aprile – continua Ferdinandi – è il coronamento di una resistenza a 20 anni di soprusi, torture, assassini, massacri, persecuzioni e alleanze scellerate. Senza quella forza che ha spinto indietro non ci sarebbe oggi la nostra repubblica. La resistenza conserva ancora oggi un carattere costituente, che ha portato a liberarci dal nazifascismo per dare vita alla Costituzione italiana. Questa Costituzione ci dice ciò che siamo stati e al tempo stesso ciò che siamo chiamati a essere, ciò che abbiamo conquistato e ciò che rischiamo di perdere. Siamo una Repubblica antifascista e nessuno di quelli che hanno l’onore di rappresentare le nostre istituzioni può permettersi di non dichiararsi antifascista – ha denunciato Ferdinandi -, se non a costo di rinnegare la nostra storia. La Costituzione e il 25 aprile sono oggi e sempre strumenti di lotta contro il presente. Il 25 aprile è oggi, che spirano a livello mondiale venti di restringimento della democrazia, che il nazionalismo cancella l’idea di patria per cui i partigiani hanno lottato, che si costruiscono muri, che le libertà individuali vengono offese e umiliate da chi vuole dirci cosa è normale e ciò che non lo è, che si cerca di reprimere ogni forma di dissenso non sobria. Oggi che quella Costituzione viene tradita ogni giorno. Cosa desiderate ora? Siamo ancora capaci di desiderare come Giordano e Umberto? Se desideriamo – conclude – e pensiamo ancora che il sociale sia più importante dell’io, che la politica sia capace di costruire, allora la promessa del 25 aprile è ancora salva».
La prima cittadina ha ricordato i giovani partigiani condannati a morte, Giordano Cavestro e Umberto Ricci, e anche Teresa Mattei, partigiana e più giovane eletta dell’assemblea costituente, e Rita, maestra ebrea e partigiana.
«Celebriamo – ha detto la presidente Stefania Proietti – una delle pagine più alte e coraggiose della storia d’Italia: la Liberazione dal nazifascismo. Una data che parla al cuore di ognuno di noi richiamandoci a un impegno quotidiano per la libertà, la pace e la democrazia. Il 25 aprile è prima di tutto una scelta: la scelta di chi ha deciso di resistere, di lottare per la libertà, la giustizia e la dignità umana. Uomini e donne, spesso giovanissimi, hanno rischiato tutto per consegnare al nostro Paese un futuro libero e fondato sull’uguaglianza. È da quella scelta che nasce la nostra Costituzione, pietra angolare della Repubblica».
«Il 25 Aprile è una delle giornate fondative dell’identità nazionale. Con la Resistenza, la guerra di Liberazione ( che vide protagonisti partigiani e partigiane comunisti, socialisti, popolari, azionisti, liberali, repubblicani, monarchici, liberali insieme agli Alleati angloamericani) l’Italia sconfisse il nazifascismo, che significò dittatura, omicidi a partire da quelli di Matteotti, carcere e confino per gli oppositori, sterminio degli ebrei, leggi razziali, guerra al fianco di Hitler. Per questo deve essere davvero la Festa di tutti e se non lo è è perché una parte della destra fatica a riconoscersi in questa data fondativa. Bene le parole di oggi della Meloni, ma perché tanto imbarazzo, tanti freni a mano tirati in questa bellissima e sempre attualissima ricorrenza? Sia nei confronti del ventennio fascista sia nei confronti di vicende nere degli anni Settanta. E chi, nelle manifestazioni di oggi, continua con gli insulti alla Brigata Ebraica, alle forze democratiche, allo stesso PD è estraneo ai valori della Resistenza antifascista». Così il senatore PD Walter Verini, intervenendo questa mattina alla trasmissione Coffee Break, su La 7
L’assessore regionale Tommaso Bori ha ricordato come in «Umbria, terra di partigiani e partigiane che con la loro eroica resistenza hanno contribuito in maniera significativa alla liberazione dal fascismo, custodisce un’eredità preziosa».










































