di Maurizio Troccoli
In un paese che fa fatica a mettere insieme il campo del centrosinistra, da Roma non possono non chiedersi come abbia fatto e come faccia la sindaca di Perugia a starci comodamente in mezzo e governare. Lei risponde che è stato gioco facile, visto che «Perugia era un campo infinito, da Rifondazione Comunista ad azione: ci siamo incontrati sui temi della città. Portarla sul nazionale è un altro discorso», ammette.
Tuttavia le idee sono chiare, quando si tratta di definire chi sono quelli di qua e chi quelli di là. «La partita della sinistra e del mondo progressista è quella dell’unità, quella della destra è la frammentazione – spiega – il divide et impera, il vanno avanti i primi. Se poi lasciamo sempre più pezzi indietro, chi se ne importa».
A incarzarla è Susanna Turco, che sulla pagina del settimanale sceglie la foto di lei circondata dai giornalisti il giorno della vittoria e quella di Schlein con Conte. Della prima dice: «E’ l’unica che è rimasta di più », intende con lei, in Umbria, durante la campagna elettorale. Del secondo aggiunge: «L’ho visto per 12 minuti, il tempo di attraversare corso Vannucci». Mentre «Calenda non l’ho nemmeno incrociato».
Sottolinea, vuole farlo, di avere conosciuto i sindaci. Fa i nomi di Lepore, Mafredi, Possamai, Episcopo. A loro chiede di fare il «contrario di quello che fa il governo», fare squadra. Prevedendo che dopo «l’abbuffata» del Pnrr ci si aspetta una fase di «ulteriori tagli».
Viene quindi trascinata sul tema ‘Bandecchi’: «Incredibile – afferma – che ci sia qualcuno che può rivestire quel ruolo e permettersi tutto quello che lui si permette. Dalle aggressioni fisiche allo sputo, è proprio il primordio». Ad Assisi, in occasione dell’apertura della campagna elettorale di Proietti per le Regionali aveva urlato: «La nostra gente va abbracciata, non sputata in faccia», ricevendo un forte applauso. Alla giornalista poi che le ricorda come a qualcuno piaccia Bandecchi, ha risposto: «In un tempo di passioni tristi, di identità fragili, c’è bisogno dell’identità che polarizza. La muscolosità viene letta come sintomo di forza».
La sua vuole essere una analisi di profondità. Un profilo che non intende abbandonare, nonostante gli fosse stato detto, a più riprese, che in politica, probabilmente funzionano altre strategie comunicative: «Qualcuno mi diceva – ha ricordato – che ero monocorde, invece io sono contenta di essere rimasta me stessa. Si crede che la politica debba essere ripetizione, che le persone si aspettino sempre la stessa cosa: non un tono monocorde, non dei pensieri complessi. Invece ho portato anche pensieri molto complessi, che la città ha accolto. E mi ricordo l’enorme soddisfazione per l’applauso, quando abbiamo detto che nel programma non c’era una parte dedicata alla sicurezza nonostante sia stata il cavallo di battaglia su cui la destra ha vinto per dieci anni. Perché per noi la sicurezza è il frutto di un sistema, di politiche sanitarie, culturali, urbanistiche».
Infine la proiezione sulle regionali in Umbria: «E’ partita aperta. La destra – ha detto – ha fatto male in questi anni e abbiamo una candidata competitiva come Stefania Proierri che è una donna di valore e una sindaca amata, con la quale sono certa che lavorerò bene, anche sui grandi temi della cura e della pace».
