Quella che probabilmente è tra le favole più diffuse e lette al mondo, secondo la fondazione Carlo Collodi, a oggi risulta essere tradotta 669 volte in 192 lingue e dialetti: Pinocchio, quella storia ultracentenaria (1883) di Carlo Lorenzini di cui nel 2026 si celebrano i 200 anni, di questi tempi, ha anche fare, molto, con Perugia. Giù perché, l’idea sorprendente di tracciare l’Atlante Pinocchio, con la storiografia, la mappatura storia e geografica, del più appassionante personaggio per i piccoli, ha il centro produttivo nel capoluogo umbro. Ci sono 140 studiosi di ogni parte del mondo che ruotano attorno a Giovanni Capecchi, professore di letteratura italiana all’università per Stranieri di Perugia che coordina l’intero lavoro. E’ un’opera edita da Treccani e tratterà la presenza di Pinocchio a livello planetario attraverso non solo traduzioni fedeli all’originale, ma anche riscritture, versioni televisive, teatrali o cinematografiche e naturalmente illustrazioni.
Impresa critica e storiografica capace di raccontare un libro nato in Italia ma penetrato come nessun altro testo letterario in ogni angolo del pianeta, l’Atlante Pinocchio è suddiviso in novantasei capitoli e impreziosito da sei ricchi percorsi iconografici, ove si racconta il lungo viaggio delle Avventure di Pinocchio, il libro di Carlo Lorenzini, noto ormai come Collodi*, che non cessa di parlare a lettori di culture, lingue, religioni e tradizioni diverse.
«Questo volume – come ricorda Massimo Bray, direttore generale della Treccani – è innanzi tutto un viaggio, un viaggio che procede felicemente in due direzioni perché dal libro Le avventure di Pinocchio si avvia verso il mondo e dal mondo fa ritorno inevitabilmente a quella straordinaria ‘bambinata’, come lo definiva lo stesso Autore, che è il capolavoro di Carlo Collodi, eccellenza della letteratura italiana capace di superare i confini del nostro Paese per diventare molto presto patrimonio universale».
Dal Pinocchio europeo a quello asiatico, dal burattino ‘nero’ di molte traduzioni nelle lingue africane al personaggio che si muove tra America del Nord, America Latina e Oceania, l’Atlante traccia la storia e la geografia di un testo letterario che non ha conosciuto (e continua a non conoscere) confini, tra traduzioni fedeli all’originale, versioni adattate, vere e proprie riscritture, riduzioni.
L’Atlante Pinocchiocongiunge idealmente due importanti anniversari: i 140 anni dalla prima edizione in volume di Pinocchio, celebrati nel 2023, e i 200 anni dalla nascita di Carlo Collodi, che saranno festeggiati nel 2026.
Il progetto, ideato e diretto da Giovanni Capecchi, docente di Letteratura Italiana presso l’Università per Stranieri di Perugia,supervisionato da un comitato scientifico composto da Veronica Bonanni, Alberto Casadei e Mario Casari e promosso da importanti istituzioni come l’Università per Stranieri di Perugia, Fondazione Caript, Fondazione Uniser di Pistoia, Fondazione Nazionale Carlo Collodi, è sostenuto dal Ministero per gli Affari Esteri e la Cooperazione Internazionale ed ha l’ambizione di essere un vero e proprio Atlante in grado di attraversare e unire territori lontani, mediante 96 saggi e l’opera di oltre 140 autori.
«I tre anni necessari per questa ricerca sono stati caratterizzati dal desiderio di arrivare ovunque – ha detto il direttore scientifico dell’opera, Giovanni Capecchi –. Pinocchio, infatti, tradotto in quasi tutte le lingue del mondo, è approdato anche negli angoli più remoti, o che tali appaiono nella nostra visione italocentrica ed eurocentrica, ed è arrivato come storia da raccontare e come personaggio che ha alcuni tratti iconici inconfondibili, a partire dal naso che si allunga dicendo bugie».
Per Lorenzo Zogheri, presidente di Fondazione Caript, «Carlo Lorenzini ha scelto di adoperare come pseudonimo proprio il nome del paese nel comune di Pescia, in provincia di Pistoia, dal quale aveva origine la famiglia della madre e dove lui stesso soggiornò, soprattutto durante l’infanzia. Oltre all’evidente rilievo scientifico dell’opera, è questo stretto legame con il territorio la motivazione per cui Fondazione Caript e Fondazione Uniser ne hanno condiviso gli intenti e sostenuto la realizzazione».
L’attenzione del volume è concentrata sulle traduzioni integrali del libro di Collodi, ma sono numerose le riflessioni sulla presenza di Pinocchio nell’immaginario collettivo e nella vita sociale e culturale dei popoli, con riferimenti anche alle versioni televisive e cinematografiche, alle illustrazioni che hanno accompagnato le varie edizioni e alle riduzioni teatrali.
