Ammonta a 93,1 milioni di euro l’interscambio commerciale annuo tra Umbria e Tunisia. Un rapporto ancora contenuto, ma con margini di crescita ampi: le potenzialità stimate nei comparti più coerenti con la struttura produttiva regionale arrivano fino a 686 milioni di euro, di cui 356 nei metalli, 206 nel tessile e 124 nella meccanica.
È il quadro emerso dalla Country Presentation Tunisia che si è svolta lunedì 4 maggio a Perugia, nella sede della Camera di Commercio dell’Umbria, dove è stato tracciato un bilancio dei rapporti economici tra la regione e il Paese nordafricano.
Il dato di partenza è quello di una relazione già attiva ma ancora sbilanciata. Nel 2025 l’Umbria ha importato dalla Tunisia merci per 70,6 milioni di euro ed esportato per 22,5 milioni. Il saldo resta negativo, con importazioni circa tre volte superiori alle esportazioni. Dentro questo squilibrio, però, si intravede una dinamica in crescita: l’export umbro è passato dai 13,5 milioni del 2020 ai 22,5 milioni del 2025. Un incremento che non riequilibra ancora la bilancia commerciale, ma segnala un’espansione in atto.
La natura degli scambi è fortemente industriale. Il manifatturiero supera stabilmente il 99% del totale e descrive un intreccio di filiere più che un semplice scambio di prodotti finiti. L’Umbria importa soprattutto alimentari, tessile, abbigliamento, calzature, elettronica e componenti ottici; esporta invece macchinari, prodotti in metallo, siderurgia, chimica e semilavorati.
Tra le importazioni, il dato più evidente riguarda gli alimentari, in particolare oli e grassi vegetali. Il valore è passato da circa 15 milioni nel 2020 a 39 milioni nel 2024, diventando la principale voce degli acquisti umbri. Un andamento che riflette anche le tensioni sui prezzi internazionali dell’olio. Il tessile-abbigliamento resta una componente strutturale, stabile tra 15 e 19 milioni l’anno, mentre l’elettronica mostra un andamento più irregolare, con una ripresa fino a 20,9 milioni nei dati parziali 2025.
Sul versante opposto, l’export umbro è composto in larga parte da beni intermedi e tecnologie. La meccanica rappresenta circa un terzo delle vendite verso la Tunisia, i metalli oltre un quarto, il tessile il 17%. Non si tratta quindi di prodotto finito, ma di apparato produttivo. In questo schema la Tunisia si configura sempre più come una piattaforma di prossimità, dove esportare macchine, componenti e semilavorati destinati a ulteriori lavorazioni.
Il settore tessile è il caso più evidente. L’Umbria importa molto più di quanto esporti, con un disavanzo di 11,8 milioni nel 2025. Tuttavia le esportazioni regionali – attorno ai 5-6 milioni annui – sono concentrate su filati, tessuti grezzi e macchinari, cioè sugli input produttivi. È il modello del façonnage, la lavorazione per conto terzi diffusa nei rapporti tra Italia e Tunisia: una parte della produzione viene delocalizzata e poi rientra come prodotto finito.
Le potenzialità indicate nello studio presentato a Perugia danno una misura più concreta di questo scenario. La provincia di Perugia, che concentra il 73% dell’export regionale con 4,26 miliardi di euro, può valorizzare le sue specializzazioni in meccanica strumentale, tessile e agroalimentare. Terni, con il 27% e 1,54 miliardi, mantiene una vocazione più legata a metallurgia e siderurgia. Dall’altra parte, la Tunisia esprime domanda in settori come agroindustria, infrastrutture, energia e gestione delle risorse idriche. L’integrazione tra le due economie appare quindi già strutturata, ma ancora parziale.
In questo contesto si inserisce anche il progetto ELMED, il collegamento elettrico tra Italia e Tunisia: un investimento da circa un miliardo di euro, con una capacità di 600 megawatt e oltre 200 chilometri di tracciato. Per le imprese umbre le opportunità riguardano la subfornitura, dalla componentistica per reti elettriche ai servizi di ingegneria e consulenza. La fase operativa, con ricadute industriali, è prevista tra il 2027 e il 2028.
La crescita del rapporto commerciale passa anche dagli strumenti finanziari. Il Fondo 394 gestito da SIMEST, nella linea dedicata all’Africa, consente finanziamenti fino a 2,5 milioni di euro con quote a fondo perduto. A livello regionale, il bando Travel 2025-2026 sostiene fiere, export manager e progetti di internazionalizzazione. Sul fronte del rischio, le garanzie offerte da SACE possono coprire fino al 100% del mancato pagamento nelle operazioni con controparti tunisine.
Non mancano però i vincoli. La circolare 2026-4 della banca centrale tunisina ha introdotto restrizioni sul credito all’importazione, in particolare per beni di consumo e prodotti finiti. Restano invece agevolati macchinari, semilavorati e forniture industriali, cioè proprio le categorie in cui l’Umbria è più competitiva.
All’incontro di Perugia hanno partecipato, tra gli altri, il presidente della Camera di commercio Giorgio Mencaroni, il segretario generale Federico Sisti, la presidente della Regione Stefania Proietti, rappresentanti istituzionali tunisini e operatori economici. Un confronto che ha avuto un taglio operativo, più che celebrativo.
Il punto di fondo resta questo: l’Umbria dispone di un sistema produttivo coerente con la domanda tunisina, ma il livello attuale degli scambi resta limitato rispetto alle potenzialità. I 93,1 milioni di interscambio rappresentano una base, non un traguardo. La crescita dipenderà dalla capacità delle imprese di inserirsi stabilmente nelle filiere, utilizzare strumenti finanziari adeguati e presidiare un mercato che, per prossimità geografica e complementarità industriale, è già oggi uno sbocco naturale.
