di F.M.
Due anni di reclusione. A tanto è stato condannato un uomo di Perugia accusato di usura. Assolto invece per il reato di estorsione. A raccontare la storia che lo vede protagonista quale “strozzino”, in udienza era stato lo stesso uomo che lo aveva denunciato.
Il prestito P.S., un commerciante perugino rappresentato dall’avvocato Giancarlo Viti, aveva raccontato di essersi rivolto a S.A., l’imputato difeso dagli avvocati Luca Maori e Donatella Donati, su consiglio di un amico per avere un prestito di denaro perché si trovava in una situazione economica particolarmente difficile. Era molto indebitato con le banche e non riusciva ad accedere ad altre linee di finanziamento così decise di rivolgersi ad S.A. e prendere in prestito 40mila euro.
Salti mortali per restituire denaro Come garanzia gli lascia due assegni da 20mila euro l’uno. Il commerciante inizia a restituirgli i soldi, con un 10% di interesse applicato mensilmente. Finché non riesce più a sostenere i pagamenti mensili e inizia a non pagare. A quel punto gli fanno visita «dei tipi di Roma che non scherzano», come lui stesso li ha più volte definiti, che lo mettono molto sotto pressione per i pagamenti. L’uomo allora chiede prestiti ai familiari e restituisce un altro po’ di denaro.
Denuncia e arresto Ad un certo punto però decide di avvertire i carabinieri che, con l’avallo del pm, dispongono un’intercettazione ambientale nell’auto dell’imputato in cui il commerciante si reca per una consegna di denaro mensile. Non c’è spazio per dubbi, le cimici registrano addirittura il fruscio delle banconote: l’uomo viene arrestato il flagranza di reato.

