di Francesca Marruco
«Sottosanti voleva dimostrare di essere bravo, o almeno di essere più bravo di quanto gli veniva riconosciuto, cosa di meglio rispetto ad un coinvolgimento in una sparatoria? Questo, nella sua testa, avrebbe potuto determinare uno spostamento in un reparto operativo più consono alle sue capacità». E’ un passaggio della requisitoria del pubblico ministero Claudio Cicchella che per l’ex carabiniere Giampaolo Sottosanti, colpevole di calunnia e peculato militare aveva chiesto una condanna a tre anni e sei mesi di reclusione. Il giudice Beatrice Cristiani a cui il difensore Alessandro Vesi aveva chiesto l’assoluzione, lo ha condannato a tre anni.
La falsa sparatoria, Sottosanti ferito alla testa «Sto seguendo con la mia macchina una Fiat Bravo su cui c’ è un latitante. Mandatemi rinforzi» E’ questa l’ultima frase che i colleghi di Giampaolo Sottosanti, ex carabiniere di quartiere, avevano sentito dalla sua voce quella sera dell’aprile 2006 quando l’ex vicebrigadiere rischiò di morire. Quando erano arrivati davanti al cimitero di Ponte San Giovanni, Sottosanti era agonizzante nella sua automobile, con un proiettile in testa. Altri proiettili e fori sulla sua auto ma nessun’altra persona. Per il pubblico ministero Cicchella, Sottosanti si ferì alla testa quando esplose l’ultimo colpo, al culmine di una falsa sparatoria inscenata per sperare in un avanzamento di grado e per fare colpo su una collega con cui al tempo aveva una relazione extraconiugale e che quella sera era fuori con un altro uomo. Una sparatoria in parte annunciata dalle allusioni che l’ex carabiniere faceva ai colleghi di un imminente scambio di droga di cui lui era a conoscenza.
Sottosanti era solo Secondo il pm, si può «escludere che ci fossero altre persone» quella sera con Sottosanti, e si può «confermare che è stata una pura messinscena nella quale il carabiniere ha fatto esplodere dei colpi dall’interno all’esterno della vettura mentre l’ultimo lo ha esploso portando la pistola alla mano sinistra». E sarebbe proprio per questo ad essergli costato la lesione alla testa, perché nel «suo delirio» «essendo lui destromane, non riuscendo quindi controllare la pistola in tutto e per tutto – ha detto ancora il pm -e lasciando esplodere il colpo con la mano sinistra, l’effetto del rinculo della pistola ha portato a far esplodere il colpo involontariamente sulla sua testa».
La difesa, molti punti oscuri Secondo l’avvocato Alessandro Vesi, che per il suo assistito aveva chiesto l’assoluzione, restano ancora molti punti oscuri, come ad esempio la voce di un uomo oltre a Sottosanti che si sentirebbe in una telefonata al 112 fatta la sera della sparatoria. Chi è se non chi lo ha ferito? Inoltre resta il dubbio di non aver chiarito neanche la testimonianza di un uomo che dice di aver visto qualcuno lì davanti al cimitero di Ponte San Giovanni oltre al carabiniere prima che arrivassero rinforzi e soccorsi. Inoltre, da un punto di vista più tecnico, secondo Vesi, non poteva essergli contestata la calunnia perché in quanto tale, implica il coinvolgimento di un’altra persona specifica, invece le indagini inizialmente erano andate in più direzioni. Prima che negli inquirenti suonasse un campanello d’allarme.
La confessione ritrattata e la condanna Prima che Giampaolo Sottosanti confessasse tutto al pubblico ministero. Una confessione in cui diceva di essersi inventato tutto e di aver fatto tutto da solo. Quella confessione nel tempo è stata ritrattata dall’uomo che è arrivato anche a negarla. Mercoledì pomeriggio Giampaolo Sottosanti ha ascoltato in silenzio la lettura del dispositivo con cui il giudice Beatrice Cristiani lo ha dichiarato colpevole. Non un commento, né una parola. L’ex carabiniere, ora reimpiegato nel settore civile fuori Perugia, se n’è andato impietrito. I tre anni di pena a cui è stato condannato sono interamente coperti dall’indulto.

