di F.M.
Aveva deciso di dimettersi dall’azienda di software di Perugia per cui lavorava. Aveva concordato tutto con la dirigenza, non stava più bene con i colleghi e non voleva più restare. Il titolare della società un giorno gli aveva detto che, data la situazione, poteva anche rinunciare al preavviso e andarsene. Poco dopo, però, lo aveva scoperto mentre duplicava su un hard disk esterno tutti i dati relativi ai clienti dell’azienda.
Aveva rubato altri oggetti A quel punto all’impiegato «infedele» gli era stato ordinato di andarsene immediatamente, non prima però di avergli fatto aprire una borsa che aveva con sé in cui era stata trovata della merce appartenente all’azienda. Il fatto è avvenuto nel dicembre del 2006. Neanche due mesi dopo, l’azienda, che si è poi costituita parte civile nel processo, aveva dato mandato al suo legale di sporgere denuncia.
Condannato a 9 mesi Questa mattina il giudice monocratico Alessandra Grimaccia lo ha condannato a 9 mesi di reclusione (pena sospesa) e al pagamento di un risarcimento provvisorio di duemila euro, oltre alle spese per la costituzione di parte civile. L’uomo era difeso dall’avvocato Francesco Blasi, mentre l’azienda era rappresentata dall’avvocato Alessandro Di Baia.

