di Francesca Marruco
E’ il Nanni Moretti che non ti aspetti. Che firma autografi e si fa fotografare con decine di persone. Che non si sottrae, si concede. Che si spoglia di quella riservatezza che ti viene naturale attribuirgli e racconta degli aneddoti sulla sua vita di regista, su suo padre, e sulla sua passione per gli sport. Parla del suo nuovo film Habemus Papam dal palchetto dello Zentih, ne spiega la genesi, la scelta degli attori, la prima scena e il finale. E intrattiene, strappa sorrisi e sonore risate.
Il film Nanni, in un cinema strapieno di persone che già hanno visto il suo film e di altre che entrano insieme a lui per sentirlo parlare, spiega di come l’urlo della prima scena sia diventato tale perché un pianto sommesso non si sarebbe potuto sentire dal punto in cui il cardinale fa l’annuncio. E di come Michel Piccoli sia stato scelto perché quella parte gli calzava a pennello. E del finale, che già dall’inizio per Moretti, doveva essere quello.
Le riprese e Cannes Nanni racconta che dieci ore di riprese giornaliere diventano un minuto di girato dei suoi film, «perché non sono dei più bravi» scherza. Dal pubblico gli chiedono di Cannes, «finché dura» risponde, e racconta che glielo diceva il padre quando era ancora liceale e veniva promosso nonostante andasse male in latino e greco. Finché dura si gode il momento francese, in programma per venerdì 13.« Tanto non siamo scaramantici no?»
I personaggi autobiografici e i suoi aneddoti Parla anche dei suoi personaggi, tutti un po’ autobiografici dice, a partire dal suo ultimo personaggio in Habemus Papam, fino ad alcuni gesti del papa stesso. E della sua «presunta» dice lui, presunzione. «Nel pil dei registi, io sono sotto la media della presunzione» dice scherzando ai tanti fan. A cui confida di avere ancora intatta la curiosità di vedere i film degli altri.
E’ tempo dei saluti, e del secondo round, per chi resta E’ tempo di lasciare spazio alla seconda proiezione della serata, Nanni si sposta fuori, si fa fotografare con una neolaureata, e firma autografi su autografi. Poi scappa a mangiare qualcosa. Lo attende il secondo incontro con il suo pubblico. Dopo mezzanotte e fino oltre l’una di notte. Senza riserve, per spiegare fino in fondo perché Nanni ha scelto proprio un papa per parlare dell’inadeguatezza che a volte prende gli uomini: « Perché volevo rappresentare la mia chiesa, pur non essendo cattolico».

