Questa volta Sgarbi viene accusato di avere fatto passare una copia del Perugino per un originale. Lo fa Il Fatto Quotidiano che in precedenti occasioni ha scritto del tentativo del noto critico italiano di alterare la realtà di opere d’arte di prestigio. 

Parliamo di un dipinto simile al Martirio di San Sebastiano, presuntamente attribuito al Perugino che era «il pezzo forte de ‘I tesori d’Italia’ mostra curata da Vittorio Sgarbi e organizzata da Gianni Filippini, entrambi a processo a Imperia per avere tentato di esportare illecitamente un Valentin de Boulogne», così riporta Il Fatto

Il quotidiano attribuisce a Vittorio Sgarbi la volontà di riferire quel dipinto al Perugino e lo definisce «incidentalmente proprietario». Secondo Thomas Mackinson autore dell’articolo giornalistico, proprio come la tela del Manetti «anche questa» avrebbe una «storia singolare di alterazioni materiali e riproduzioni digitali».

Chi non conosce il Supplizio di San Sebastiano, una delle opere emblematiche del Perugino il cui originale datato 1490 è custodito al Museo Nazionale di Stoccolma. Rispetto a quell’originale la tela di Sgarbi avrebbe il panno alla vita rosso anziché grigio. Più simile a questa di Sgarbi sarebbe – secondo il quotidiano – quella battuta all’asta a Parigi per 10 mila euro nel 2010, ritenuta una reale copia del Perugino da parte di un suo seguace e datata tra inizio e fine del ‘500. 

La tela che Sgarbi ha esposto ad Agrigento sarebbe rimasta due anni «nel laboratorio di Gianfranco Mingardi, lo storico restauratore di oltre 200 opere di Sgarbi, tra cui i già citati Manetti e De Boulogne», per cui Sgarbi risulta indagato a Imperia e Macerata. Anche su questa tela il restauratore avrebbe ricevuto l’incarico di ripulirla. Al Fatto racconta di averlo sempre detto a Sgarbi che non si tratta di un Perugino». Prima di Agrigento Sgarbi l’avrebbe esposta anche a Urbino, nel 2017, paragonandola «all’originale di Stoccolma».

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