Una delle 55 abitazioni sequestrate

di Francesca Marruco

Falso in atto pubblico, truffa allo Stato, frode in pubbliche forniture e violazione  delle disposizioni  normative previste per l’edificazione in zona sismica. Sono queste le contestazioni che i pubblici ministeri Mario Formisano e Paolo Abbritti muovono all’ingegner Carlo Guidetti, direttore dei lavori del cantiere di Giove di Valtopina, e ad Adriano Moschini, legale rappresentante della ditta Novatecno  S.r.l. che, a partire dal 2004 è subentrata alla precedente impresa fallita, nella ristrutturazione post sismica del borgo di Giove di Valtopina, interamente sequestrato dalla guardia di finanza.

Il capo d’imputazione Secondo le contestazioni che gli vengono mosse, Moschini e Guidetti, «in concorso tra loro – sta scritto nel decreto di sequestro preventivo dell’area firmato dal gip Claudia Matteini – con artifici e raggiri consistiti nell’attestare l’esecuzione di interventi edilizi in realtà non eseguiti, nell’indicare tali interventi negli stati di avanzamento dei lavori, inducevano in errore il consorzio Giove e l’amministrazione comunale di Valtopina, ottenendo la corresponsione di somme per lavori mai eseguiti e conseguendo ingiusto profitto in via di determinazione, con un corrispondente danno ingiusto per le persone offese».

La perizia tecnica A determinare il sequestro è stata la  relazione tecnica commissionata dalla procura di Perugia, dopo che il servizio controllo costruzioni e protezione civile della Provincia di Perugia aveva svolto degli accertamenti da cui emergeva «una serie di gravi irregolarità nell’attività edificatoria». Nella perizia eseguita da Bernardino Chiaia, docente di Scienze delle costruzioni del Politecnico di Torino, e dall’architetto Cristina Zannini, vengono evidenziate «rilevanti criticità»: in due abitazioni riscontrano «probabile mancata realizzazione della parete di intonaco armato su alcuni muri  ove essa era stata prevista in progetto», «assenza o totale inefficacia di alcuni interventi di miglioramento previsti in progetto, ossia in particolare dell’intervento di iniezione nelle murature a sacco ai piani terra»,«possibile inefficacia dei cordoli e degli ammorsamenti murari».

Nessuna iniezione di cemento armato In particolare, secondo la perizia nelle stesse due unità abitative, «l’assenza di iniezioni nelle murature a sacco veniva constata in corrispondenza di alcune zone ove l’intonaco era stato rimosso. La mancata esecuzione di tale importante intervento poteva apprezzarsi sia osservando l’assenza del reticolo cementizio di consolidamento all’interno dei due paramenti sia accertando accertando la mancanza degli interventi propedeutici alle iniezioni stesse sui paramenti (es. sigillatura dei giunti). In corrispondenza delle bocche di perforazione visionate peraltro era rilevata soltanto una colatura boiacca cementizia». In altre parole, non sarebbero state fatte le iniezioni in cemento armato, ma solo dei buchi dove però non venne iniettato ciò che si doveva.

Condizioni peggiori del dopo terremoto «A causa della mancata (o inefficace) realizzazione delle iniezioni nonché per l’assenza di intonaco armato in alcuni setti – sostengono i periti – consegue che le caratteristiche meccaniche di gran parte del paramenti al piano terra, delle Umi 1 e 2, non sono state modificate rispetto alle condizioni dissestate post-sisma». Si legge ancora nel decreto di come i tecnici abbiano «direttamente constatato in sede di sopralluogo che la muratura perimetrale aveva copiose informazioni d’acqua a causa della presenza del terreno retrostante e dell’assenza del drenaggio dello stesso. Tale fenomeno, a loro giudizio, comportava il degrado della muratura e della pietra che si sbriciolavano già solamente manipolandole con le mani».

Rischi per l’incolumità, il gip dispone il sequestro Per questo e per altre violazioni riscontrate, dopo due anni, da martedì mattina, le 55 abitazioni del borgo sono circondate dal nastro bianco e rosso apposto dalle fiamme gialle. A questo proposito il gip Claudia Matteini, giustificando la decisione di disporre il sequestro preventivo scrive: «non essendo ancora ultimati i lavori, la prosecuzione dell’attività edificatoria determina un duplice pregiudizio: essa comporterebbe l’ultimazione di edifici privi di sicurezza esponendo lavoratori e futuri abitanti a seri rischi per la loro incolumità ed inoltre la corresponsione di ulteriori somme per l’ultimazione dei lavori determinerebbe più danni economici[…] Risulta – conclude il gip nel dispositivo – indispensabile interrompere i lavori».

La Novatecno chiede il dissequestro L’avvocato Giuseppe Innamorati, che rappresenta Moschini, ha intanto annunciato di aver depositato un’istanza di riesame per il dissequestro del cantiere. «La Novatecno non ha alcuna responsabilità – ha sostenuto il legale – perché è subentrata nel 2006 ed ha eseguito un progetto nuovo in variante».  E questo progetto nuovo sarebbe stato diverso da quello iniziale. «Nel nuovo progetto – ha precisato il legale –  non era prevista nessuna forma di consolidamento mediante iniezione cementizia, ma mediante intonaco armato».

Annunciata una perizia di parte Il legale ha poi annunciato che darà mandato a un ingegnere di redigere una consulenza tecnica di parte che attesti quanto la Novatecno ha fatto a Giove di Valtopina proprio in relazione alle idoneità statica e antisismica dei manufatti, «perché – ha aggiunto il legale – noi abbiamo molto da contestare».  Il legale rappresentante della Novatecno non è ancora stato sentito dai pubblici ministeri.

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