
di Francesca Marruco
Mercoledì mattina alle 11 nella chiesa di Ponte San Giovanni. Sarà quello il luogo per dare l’estremo saluto a George Tudor, il giovanissimo morto nelle acque del Tevere venerdì scorso. Il nullaosta per i funerali è arrivato subito dopo l’esame autoptico. Da martedì mattina invece, nell’obitorio dell’ospedale di Perugia, verrà allestita una camera ardente. La notizia è stata riportata sulla pagina di fun club nata dopo la sua scomparsa.
L’autopsia Shock termico e annegamento. Sarebbero queste le cause della sua morte, arrivata in una calda mattinata d’aprile dopo aver marinato la scuola insieme al suo migliore amico. E’ quanto trapela ufficiosamente dall’esame autoptico, eseguito lunedì sul corpo del ragazzo. Il medico legale Sergio Scalise depositerà nei prossimi giorni una prima relazione in cui, all’esito di alcune analisi, verranno indicate tutti gli elementi utili, tra cui l’orario della morte. La relazione che verrà poi integrata con i risultati degli esami tossicologici per cui occorre più tempo.
Indagato il migliore amico Alla tragedia della morte di George Tudor però si sta aggiungendo un altro risvolto spiacevole: l’amico coetaneo che era con lui al momento della caduta in acqua è infatti indagato per omissione di soccorso. Secondo gli inquirenti, il ragazzo potrebbe aver aspettato troppo tempo prima di chiamare aiuto. E quanto esattamente potrebbe aver aspettato, potrebbero dirlo i risultati incrociati dell’autopsia sul corpo di George e quelli dell’analisi dei tabulati del telefono cellulare del ragazzo indagato, sequestrato dagli inquirenti. Si tratterebbe di un’ora. Forse un’ora di terrore per il giovanissimo ragazzo che di George era il migliore amico.
Il mistero dei messaggi cancellati Ma il sequestro del cellulare del giovanissimo indagato è anche legata alla cancellazione dei messaggi presenti in memoria. Messaggi che risultano nei tabulati, ma non ci sono più. Cosa c’era scritto dentro? Qualcosa che ha a che fare con la morte di George? Gli inquirenti vogliono vederci chiaro anche su questo aspetto, perché una morte così inspiegabile non può non essere indagata.
La ricostruzione Il giovane, l’unico presente al momento del fatto, sarebbe caduto più volte in contraddizione nelle lunghe ore in cui i carabinieri della compagnia di Perugia gli hanno fatto ripetere e ripetere quanto era successo sulle rive del Tevere venerdì mattina. Era stato lo stesso ragazzo a raccontare ai presenti venerdì pomeriggio di aver inizialmente pensato ad uno scherzo del suo amico George. Poi, visto che non riemergeva, avrebbe iniziato a preoccuparsi. Avrebbe prima chiamato un altro loro amico e poi il suo allenatore, fortunatamente anche poliziotto.
Lo sballo con il gas A questa prima ricostruzione fornita a caldo, si è sovrapposta poi la variante dello sballo. I due giovanissimi avrebbero sniffato gas anestetico lungo il percorso verde di Ponte San Giovanni. Due bombolette spray che sarebbero andati a comprare al centro commerciale di Collestrada per poi tornare lungo il Tevere. Dove i due ragazzi hanno passato la mattinata dopo aver deciso di non andare a scuola. Lo sballo è una variante questa che cambia le carte in tavola. Il gas anestetico, inalato per provare chissà quali sensazioni, potrebbe averli sballati togliendo loro lucidità e riflessi. Ad entrambi. Fermo restando che, probabilmente, anche allertando subito la macchina dei soccorsi, se l’ipotesi investigativa venisse accertata, per George non ci sarebbe stato comunque nulla da fare.
Il dolore dell’amico indagato «Giorgio sei il mio migliore amico non so come faccio senza di te». Lo scriveva venerdì sera il ragazzo sulla sua pagina di Facebook. Ora gli amici sulla sua bacheca gli scrivono di farsi forza, e che non lo abbandoneranno. Che non è colpa sua. Forse ancora neanche sanno che la procura della repubblica dei minori lo sta indagando perché non avrebbe chiamato in tempo i soccorsi per George.
Le parole dell’avvocato del giovane Intanto, il suo avvocato Marco Brusco dice che il giovane è «estraneo all’accusa che gli viene mossa». «Noi siamo pronti a dare la massima collaborazione. È giusto che l’autorità giudiziaria faccia i suoi accertamenti – ha detto lunedì mattina il legale – ma sono sicuro che nessun addebito potrà essere mosso al ragazzo. È stata solo una disgrazia dalla quale il mio assistito non si è ancora ripreso».
