di Francesca Marruco
Riuscirà George Clooney dove hanno fallito il superpoliziotto Michele Giuttari e uno stuolo di investigatori nostrani? Il bel tenebroso George, compagno di Elisabetta Canalis, prosegue il suo feeling con l’Italia vestendo i panni dello scrittore detective americano Douglas Preston nel film «The monster of Florence». Non solo sarà l’interprete di uno dei protagonisti principali, ma è stato proprio lui insieme allo sceneggiatore Christopher McQuarrie a cercare qualcuno, la Fox 2000, che finanziasse l’opera. Clooney, secondo quanto riportano giornali americani, sarebbe rimasto affascinato dalla storia del mostro di Firenze.
Dolci colline di sangue «The monster of Florence» si rifà al libro dello stesso Preston, scritto a quattro mani insieme al giornalista de La Nazione Mario Spezi, tradotto in italiano con il titolo «Dolci colline di sangue», in cui i due individuano un colpevole diverso rispetto a quanto accertato fino ad ora dalla magistratura italiana.
Gli omicidi Gli otto duplici omicidi del “mostro di Firenze” avvengono tra il 1968 e il 1985 nelle campagne della provincia fiorentina. Vittime della furia omicida, giovani coppiette in intimità appartate il più delle volte nelle loro automobili, solo in un caso erano in tenda. Stesso modus operandi in tutti i delitti: le vittime vengono ferite con una pistola Beretta calibro 22 e con un coltello. In quattro omicidi viene asportato il pube delle povere donne uccise, in due anche il seno sinistro.
L’inchiesta fiorentina L’inchiesta condotta dalla procura fiorentina ha portato alla condanna in via definitiva di due uomini identificati come autori materiali di almeno 4 duplici omicidi, i cosiddetti “compagni di merende”: Mario Vanni e Giancarlo Lotti mentre il terzo, Pietro Pacciani, condannato in primo grado a più ergastoli per 8 duplici omicidi e successivamente assolto in appello, è morto prima di essere sottoposto a un nuovo processo di appello, da celebrarsi in seguito dell’annullamento della sentenza di assoluzione da parte della Cassazione.
L’inchiesta perugina Nel 2001 la procura di Perugia apre un’inchiesta sulla morte di Francesco Narducci, un medico 36enne perugino, avvenuta nell’ottobre del 1985. L’inchiesta si apre dopo che in un’indagine antiusura viene intercettata una telefonata in cui a una donna viene detto: «ti faremo fare la fine del medico del lago». Narducci viene visto l’ultima volta vivo poche settimane dopo l’ultimo delitto del mostro, l’8 ottobre 1985 a bordo della sua barca sul lago Trasimeno. Sarà ritrovato cadavere quattro giorni dopo. La famiglia, da subito parla di una tragica disgrazia. Non viene effettuata nessuna autopsia. Nel 2002 viene riesumata la salma del medico e la perizia dell’accusa parla di «morte compatibile con soffocamento o strangolamento». Gli inquirenti guidati dal sostituto procuratore Giuliano Mignini trovano collegamenti con ambienti fiorentini vicini agli omicidi seriali.
Le inchieste vengono unificate E’ sempre nel 2002 che l’inchiesta sul caso Narducci viene unificata con quella dei delitti sul mostro di Firenze, per cui da tempo si ipotizza l’esistenza di mandanti. Il processo ai mandanti si chiude nel maggio del 2008 con l’assoluzione dell’ex farmacista di San Casciano, Francesco Calamandrei. Con lui vennero indagati un professore universitario, un avvocato e un imprenditore, tutti prosciolti. Alcuni testimoni hanno parlato di rapporti e complicità tra Calamandrei e Narducci.
Il caso Narducci Nel giugno del 2005 il gup Marina De Robertis, su richiesta del pm Giuliano Mignini, archivia per insufficienza di prove il procedimento contro Calamandrei, Spezi e due pregiudicati per l’omicidio di Francesco Narducci. Giuliano Mignini aveva poi chiesto il rinvio a giudizio per i familiari del medico e alcuni pubblici ufficiali perché, per lui, promotori di un colossale depistaggio: avrebbero nascosto l’omicidio di Francesco Narducci per non far venire a galla la sua implicazione con Firenze. Narducci, secondo l’accusa, sarebbe stato ritrovato il 9 ottobre incaprettato e narcotizzato. Ucciso forse perché sapeva troppo dei delitti del mostro o perché egli stesso prese parte ai delitti come ipotizza il pm. Narducci, sempre secondo il teorema accusatorio, avrebbe avuto un appartamento in Toscana in cui custodiva i feticci delle vittime, trovato da alcuni investigatori ma tenuto nascosto. Il gup Paolo Micheli nell’aprile scorso aveva prosciolto tutti gli imputati. Sono attese le motivazioni della sua decisione.
Spezi, Preston e la pista sarda Secondo Douglas Preston e Mario Spezi, arrestato, indagato e assolto in due procedimenti a Perugia legati alle vicende del mostro di Firenze, a commettere gli orrendi omicidi non furono i compagni di merende manovrati da un oscuro mandante, ma un clan sardo. La pista sarda emerge dopo il primo delitto: il primo arrestato è infatti il marito della donna uccisa insieme all’amante. Ma mentre lui è in cella vengono uccise altre coppie. Verranno arrestati per i barbari omicidi altri esponenti del clan sardo, poi rilasciati. Per i due scrittori il mostro è da ricercare solo e unicamente all’interno di quel clan. Mario Spezi rimase in carcere a Perugia per 21 giorni con l’accusa di calunnia e tentato depistaggio nel 2006 nell’ambito delle indagini sul mostro portate avanti dal pm Giuliano Mignini. Douglas Preston era stato accusato di falsa testimonianza e false dichiarazioni. Secondo il pm Mignini i due avevano voluto depistare le indagini con il loro libro.

