di Francesca Marruco
L’accusa è possesso di materiale pedopornografico. Lui è un perugino coinvolto in un’indagine della polizia postale di Ancona che lo identificò insieme ad un’altra trentina di persone. L’indagine e’ del 2004, ma il processo, davanti al giudice monocratico Cecilia Bellucci è ancora in corso.
Gli altri imputati Gli altri imputati perugini scelsero riti alternativi in sede di udienza preliminare, mentre l’odierno imputato è prima passato dinanzi ai giudici collegiali che avevano riqualificato il reato da diffusione di materiale pedopornografico a possesso, che prevede una pena minore.
Oggi in udienza Stamattina in tribunale ha deposto un funzionario della polizia postale di Ancona che ha spiegato come “pizzicarono” l’imputato. La loro indagine partì da alcune segnalazioni di utenti del programma “Emule” che si trovarono a scaricare per sbaglio file pedopornografici. A quel punto la postale mise in circolo dei file civetta, taggati, di grosse dimensioni, e con titoli inequivocabili. L’imputato venne individuato proprio perché, come altre persone, scaricò nei suoi computer questi file. A quel punto la polizia postale di Ancona si mise in contatto con quella di Perugia per procedere a delle perquisizioni domiciliari.
Materiale pedoporno in casa In casa delle persone poi implicate nei procedimenti penali vennero trovati cd, videocassette, floppy e anche hard disk contenenti immagini e video ritraenti bambini. La postale di Ancona poi, identificando l’ip da cui l’imputato si connetteva chiese a Tiscali, tramite decreto del magistrato, di chi fosse quell’utenza.
La difesa L’imputato, che nella prossima udienza verrà interrogato, si dichiara innocente, e dice di essere venuto in possesso di quel materiale per sbaglio, cercando altri file, come è accaduto ai molti utenti che di fatto diedero il via alle indagini.

