giovedì 12 dicembre - Aggiornato alle 02:59

Famiglie umbre tirano la cinghia: consumi giù del 16%, chiuse 4 mila imprese artigiane

Dal 2007 spesa ridotta di 434 euro mensili, è il record italiano. Male anche i dettaglianti, moria di quasi 500 negozi in dieci anni

Foto di Christian Dubovan

di Chiara Fabrizi

Le famiglie umbre tirano la cinghia e in dieci anni il taglio della spesa media mensile cala di 434 euro, segnando il record nazionale. A dirlo è l’Ufficio studi della Cgia di Mestre che, sabato mattina, ha pubblicato il report sui consumi delle famiglie italiane tra il 2007 e il 2018, assegnando all’Umbria la maglia nera. Il conto più salato, secondo i fati Istat elaborati dal ricercatore dell’Ufficio studi Daniele Nicolai, lo hanno pagato gli artigiani del territorio, che tra il 2009 e il 2019 (dati rilevati al 30 settembre), hanno subito una moria di oltre 4 mila aziende, pari a circa il 16,6 per cento. Impatto negativo, ma comunque più lieve, sul piccolo commercio, che nello stesso periodo, ha patito una flessione del 4,4 per cento, con saracinesche abbassate in quasi 500 negozi.

Record crollo consumi Nell’anno pre crisi, secondo l’analisi, le famiglie umbre spendevano in media 2.726 euro al mese, che sono scesi a 2.333 nel 2017 e a 2.283 nel 2018. La contrazione vale il 16,3 per cento e rappresenta il dato più pesante tra le regioni italiane, dove nei dodici anni di riferimento la spesa media è diminuita di 77 euro al mese, neanche il 3 per cento, complici alcune regioni in controtendenza, ossia dove i consumi tra il 2007 e il 2018 sono aumentati. Dietro all’Umbria, però, non c’è il Mezzogiorno. L’altra regione in cui la flessione gira intorno ai 378 euro al mese è il Veneto (-12,3 per cento): nel 2007 la spesa media mensile di una famiglia si attestava a 3.080 euro, scesi a 2.754 nel 2017 e ancora in flessione fino a 2.702 euro nel 2018. Nel podio nero della Cgia di Mestre c’è, infine, la Sardegna con una contrazione di 324 euro (-13,9 per cento) a partire dai 2.483 euro di spesa media mensile rilevati nel 2007 fino ad arrivare ai 2.096 del 2017, che però lo scorso anno sono risaliti fino a 2.159 euro. Anche se in Italia i consumi medi sono in flessione, segnali positivi arrivano dalla Liguria, dove il confronto sugli ultimi dodici anni consegna un aumento della spesa media mensile di 333 euro: nel 2007 si sborsavano 2.204 euro, mentre nel 2018 circa 2.530 euro. Bene anche la Valle d’Aosta dove i consumi nel periodo sono saliti di quasi 190 euro al mese e in Basilicata con le famiglie che hanno sborsato in media 133 euro in più.

Artigianato e piccolo commercio Per Nicolai della Cgia di Mestre l’onda d’urto ha indebolito prima di tutto la «platea delle imprese artigiane e del piccolo commercio. Tra il settembre 2009 e lo stesso mese di quest’anno le aziende/botteghe artigiane attive sono diminuite di 178.500 unità (-12,1 per cento), mentre lo stock dei piccoli negozi è sceso di quasi  di 29.500 unità (-3,8 per cento): tra il 2009 e il 2019 complessivamente in Italia abbiamo perso più di quasi 200 mila negozi di vicinato». In termini percentuali, la regione più colpita dalla moria di aziende artigiane è stata la Sardegna, che negli ultimi 10 anni ha visto scendere il numero del 19,1 per cento, seguono l’Abruzzo con il 18,3 per cento e l’Umbria con il 16,6 per cento. In particolare nella regione nel 2009 si contavano 24.473 imprese artigiane, mentre al 30 settembre se ne sono contate 20.418, ossia 4.055 in meno. L’Umbria è fuori dal podio del piccolo commercio, ma il dato è comunque negativo, con una flessione del 4,4 per cento: nel 2009 c’erano 10.968 negozi, mentre 40 giorni fa se ne sono contati 10.481 euro.

Fiammetta Modena A commentare i dati nel primo pomeriggio è la senatrice Fiammetta Modena (Forza Italia): «Conosciamo i motivi e gli errori commessi dalla politica locale, ma conoscere, capire e denunciare non serve più. Non servono neppure gli strumenti tradizionali, il credito, i fondi strutturali, l’assistenza. Il tessuto economico umbro sta già cercando e trovando nuove strade, in sintonia con un mondo ormai tecnologico e connesso. Le istituzioni devono soccorrere poveri e anziani, lasciati per troppo tempo a loro stessi. Accompagnando le idee, i bisogni e non creando modelli astratti imposti dall’alto alla società, troveremo la strada per risollevarci»

@chilodice

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