di Fra. Mar.
Sei anni di reclusione, 18 mila euro di multa, e 5 anni di interdizione dai pubblici uffici, oltre al pagamento di 12 mila euro per ogni parte civile costituita nel processo che lo vedeva imputato per usura, inoltre il collegio dei giudici ha ordinato la riconversione dei beni che gli erano stati preventivamente sequestrati. Lui è un ex carabiniere che nel 2005 era anche stato arrestato in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare.
L’accusa Il pubblico ministero Claudio Cicchella aveva chiesto 7 anni di reclusione e 7 mila euro di multa. Giovanni Acciari, originario di Viterbo, era accusato di aver praticato tassi di in interesse anche del 150 percento. L’accusa di usura gli era arrivata dai soggetti più disparati: imprenditori, sindacalisti e commercianti. In tutto una decina di persone strozzate dalle richieste che Acciari faceva dopo aver prestato loro del denaro. In aula stamane è stato difeso dall’avvocato d’ufficio Sabrina Roccaforte.
Un commerciante costretto a vendere In un caso, il titolare di una ditta di pompe funebri, a cui l’uomo aveva prestato del denaro era stato costretto a vendere l’attività proprio per le difficoltà in cui era finito per restituire i soldi all’ex carabiniere. Non tutte le sue vittime si sono costituite parte civile, solo in quattro lo hanno fatto con l’avvocato Flavio Mennella.
Il modus operandi Secondo quanto ricostruito Acciari faceva firmare delle cambiali alle persone a cui prestava denaro. Per ogni milione di vecchie lire si dovevano restituire 90 mila lire in più. Se il pagamento avveniva entro 90 giorni. Se alla scadenza non si pagava si sommavano altri interessi. Fino ad arrivare anche al 150 %. Le prime rate di norma venivano pagate, mentre le successive, per cui Acciari faceva firmare altre cambiali, lievitavano. Le strade a quel punto erano due, o proponeva un nuovo prestito, o per estinguere il debito proponeva di entrare nella società in difficoltà.
Indagine della finanza L’i ndagine su Acciari era iniziata da alcuni accertamenti delle fiamme gialle che ritenevano il tenore di vita di Acciari non commisurato alle sue reali entrate economiche. Così, passando al setaccio conti correnti ed chiedendo a persone a lui vicine, scoprirono un giro di usura da migliaia e migliaia di euro. Al centro c’era lui, l’ex carabiniere.

