di Daniele Bovi

Da qualche giorno il tema della MedioEtruria e in particolare della possibile localizzazione della nuova stazione dell’Alta velocità è tornato al centro del dibattito tra Umbria e Toscana. A riaccendere i fari sul progetto è stato il comunicato del ministero dei Trasporti, guidato da Matteo Salvini, nel quale si spiega che la stazione «sarà a Creti» così come emerso dal tavolo tecnico che si è chiuso ormai da quasi un anno; concetti sui quali il ministro è tornato la scorsa settimana a Perugia durante la tappa umbra de «L’Italia del sì», il tour in giro per il paese organizzato dal ministero.

LO STUDIO ALLA BASE DELLA SCELTA

I passaggi Comunicati e appuntamenti da collegare ovviamente alla campagna elettorale che porterà l’Umbria al voto il 17 e 18 novembre. La strada – anzi i binari – che portano a Creti sono infatti ancora in salita dato che la costruzione della stazione è al momento tutt’altro che certa. Salvini ha annunciato nelle scorse ore la progettazione di fattibilità tecnico-economica, primo step dopo il documento di fattibilità (cioè lo studio contestato duramente dai sostenitori dell’ipotesi Rigutino) in cui sono state pesate le diverse possibilità. Per la redazione di questo primo passo ci vorranno mesi nella migliore delle ipotesi; da lì, in caso si passerà al progetto esecutivo (ultimo step previsto dal nuovo Codice degli appalti che ha eliminato quello intermedio del progetto definitivo) e poi alle gare per la realizzazione.

Soldi e intese Gli ostacoli ovviamente non mancano. Il primo è di ordine economico: i 79 milioni ipotizzati per la costruzione della stazione (soluzione più economica secondo lo studio rispetto a Rigutino) sono relativamente pochi per una grande opera come la MedioEtruria, ma andranno comunque trovati e messi realmente a disposizione dal governo (si pensi ad esempio al dossier Nodino, non inserito nell’ultimo Contratto di programma con Anas). C’è poi la posizione della Toscana, vero convitato di pietra nel dibattito umbro ora concentrato sulle elezioni di metà novembre: pensare di realizzare la stazione in territorio toscano senza il consenso della Regione è quantomeno azzardato, se non proprio utopistico. Per opere pubbliche di questo tipo un’intesa fra Stato e Regione è infatti necessaria e ovviamente i piani che si incrociano sono due: quello tecnico e quello politico.

Le posizioni Dopo l’uscita di Salvini il presidente Eugenio Giani ha ribadito il no a Creti sottolineando che la soluzione ottimale per la Toscana rimane Rigutino, data anche la possibilità di scambio ferro-ferro (una «chiara preferenza» per «un’accessibilità multimodale, comprensiva quindi della modalità su ferro», l’aveva espressa in un parere allegato allo studio anche il ministero di Salvini). Come avviene spessissimo in questi casi poi la frattura non è solo politica ma anche – e soprattutto – territoriale. E così il centrodestra che guida Cortona e Siena esulta per Creti, quello aretino è sulle barricate (in primis con il sindaco Ghinelli che parla del «deserto di Creti») per il niet a Rigutino, mentre i leghisti aretini vengono tirati in ballo dai forzisti. Sulle barricate poi anche il centrosinistra di Chiusi, che avrebbe voluto vedere il potenziamento della stazione esistente come i dem del Trasimeno. Un ginepraio.

La politica Farsi scudo con lo studio chiuso mesi fa e in particolare con le valutazioni tecniche ha probabilmente senso fino a un certo punto. Opere come la MedioEtruria senza il ruolo e le funzioni della politica non possono essere realizzate, al di là di quanto scritto negli studi: di faldoni pieni di ipotesi progettuali è piena l’Italia. Se in Umbria si voterà fra 40 giorni, in Toscana l’appuntamento è per la primavera del prossimo anno; al di là di chi vincerà, le due giunte dovranno riprendere le fila del discorso e individuare le soluzioni a livello politico, mettendo magari sul tavolo delle compensazioni in grado di mettere d’accordo tutti o quasi. Insomma, serve la politica. Dire che si farà perché così hanno stabilito i tecnici e senza il via libera dei “proprietari” del terreno (discorso a parte meriterebbe la presenza di un gigante come Bonifiche ferraresi che possiede vasti appezzamenti in zona) non basterà per veder viaggiare i treni.

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