di Francesca Marruco
Forse il miraggio del mondo della moda o di una particina in uno spot o in un serial, deve averle portate a non vedere bene, che, forse, dietro la patinata proposta del corso di moda dall’esorbitante costo di 5 mila euro, poteva esserci una fregatura. Il corso era promosso da una società, i cui membri sono stati tutti rinviati a giudizio con l’accusa di associazione a delinquere finalizzata alla truffa.
Adescavano adolescenti e genitori Secondo l’accusa, gli undici componenti della società ‘Mediastudio di Città di Castello, adescavano adolescenti e con loro anche i loro genitori «per un presunto corso di moda» . Le ragazze e le famiglie venivano contattate «tramite apposito call center per indurli alla partecipazione al corso, quindi inscenando una finta selezione di partecipanti al presunto corso di moda in hotel e centri congressi», convincevano giovani e genitori «a sottoscrivere un modulo di iscrizione al corso e un contratto di finanziamento per 5000 euro circa, e a versare immediatamente la quota di iscrizione di 260 euro ricorrendo ad artifici e raggiri».
In aula Sono126 le persone offese nel procedimento che ha visto un primo traguardo processuale con il rinvio a giudizio di tutti gli imputati da parte del gup Luca Semeraro, come richiesto dal pubblico ministero Claudio Cicchella che ha ereditato l’indagine dal sostituto Gabriele Paci.
La genesi dell’indagine La vicenda risale al 2005 ed emerge inizialmente dalla procura di Bolzano che scopre questa truffa perpetrata anche ai danni di ragazze della zona. Nell’immediato da Bolzano vengono disposti perquisizioni e sequestri, vengono anche seguite misure di custodia cautelare. Poi, per competenza territoriale, l’indagine approda alla procura perugina.
Tutto ben architettato Le undici persone rinviate a giudizio avevano architettato una messinscena curata nei minimi dettagli: la segretaria professionale che chiamava a casa per proporre il corso che parlava anche con i genitori per rassicurarli, il falso set fotografico e la falsa selezione a cui gli aspiranti modelli si sottoponevano nei vari alberghi in cui andava in scena il raggiro, i due tipi eleganti che portavano il contratto da firmare a casa. Il kit propedeutico al corso, la finanziaria. E le tante rassicurazioni, di serità, di soldi sicuri con un lavoro facile. Nessun campanello d’allarme purtroppo per loro è suonato ai più di duecento genitori che si sono impegnati a pagare finanziarie per quasi cinquemila euro.
Ma il corso non partiva mai Il campanello d’allarme arrivava solo quando di questi corsi non c’era traccia, non partivano mai. Per un motivo o per l’altro erano sempre rimandati. E allora le ragazze truffate hanno iniziato a guardarsi intorno e a capire che erano in buona compagnia. Sono partite le prime denunce, si sono mosse le associazioni di consumatori, e la lenta macchina della giustizia ha iniziato il suo corso.
15 parti civili per 11 imputati Delle 126 persone offese, solo quindici di loro si sono costituite parte civile. Vogliono dimenticare oppure come sostiene la difesa sentono di avere la coscienza sporca? Alcuni avvocati sono pronti a presentare documenti che accerterebbero come i corsi siano realmente avvenuti. Intanto l’appuntamento per tutti e undici, difesi dagli avvocati Valerio Collesi, David Brunelli, , Antonella Pannetta, Daniela Fontaneto, Lisa Ficai, Silvia Paoloni e Mara Teresa Maiorca è per il 12 febbraio del 2012.

