In Umbria i consumi pro capite restano al di sotto dei livelli pre-crisi ma nel 2025 si registra un segnale positivo con una crescita dell’1,1% rispetto al 2024, in linea con la media italiana e con le regioni del Centro. È quanto emerge dall’analisi dell’Ufficio Studi di Confcommercio sui consumi delle famiglie italiane dal 1995 al 2025 – diffusa oggi da Confcommercio Umbria – che evidenzia una crescita pro capite dell’11,1% a fronte del +14,4% nazionale. Nel dettaglio, i consumi umbri a prezzi costanti passano dai 19.378 euro del 1995 ai 21.532 del 2025, restando però inferiori ai 22.114 della media nazionale. Rispetto al 2007, anno del massimo storico, l’Umbria registra un calo del 5,2% a fronte del -1% italiano. Nel confronto con il 2019, periodo pre-pandemico, la regione cresce del 3,3% contro il +2,9% dell’Italia, segnale di una ripresa più dinamica, pur restando sotto la media in valori assoluti.
Consumi «Questi dati confermano che, pur in un quadro di moderata ripresa, la nostra regione fatica ancora a recuperare pienamente i livelli di spesa pre-crisi – spiega Giorgio Mencaroni, presidente di Confcommercio Umbria -. Il consumo delle famiglie è la leva principale per la crescita economica e l’occupazione: per questo è fondamentale rafforzare la fiducia e il potere d’acquisto, sostenendo redditi e riducendo la pressione fiscale. Solo così potremo trasformare i segnali positivi in una ripresa stabile e duratura».
Struttura L’analisi dell’Ufficio Studi Confcommercio segnala che a trainare i consumi negli ultimi trent’anni sono stati soprattutto informatica e telefonia, con un incremento di quasi il 3.000%, e i servizi culturali e ricreativi, cresciuti di oltre il 120%. In rialzo anche viaggi e vacanze (+18%) e ristorazione (+25,7%), pur senza aver del tutto recuperato le perdite della pandemia.
Tendenze Segno meno invece per beni tradizionali: alimentari e bevande (-5,1%), abbigliamento (-0,5%) e mobili ed elettrodomestici (+0,8%). In forte calo i consumi reali di energia domestica (-35,1%), effetto della crescente attenzione a risparmio ed efficienza, mentre il costo unitario dell’energia è aumentato.
