L’abrogazione del reato di abuso d’ufficio, introdotta dalla legge 114 del 2024, non è incostituzionale. Lo ha stabilito la Corte costituzionale all’esito dell’udienza pubblica svoltasi ieri e della successiva camera di consiglio, nella quale sono state esaminate le questioni di legittimità sollevate da quattordici autorità giurisdizionali, tra cui la Corte di Cassazione. La Corte ha ritenuto ammissibili esclusivamente le questioni fondate sugli obblighi derivanti dalla Convenzione delle Nazioni Unite contro la corruzione, la cosiddetta Convenzione di Merida. Tuttavia, nel merito, ha dichiarato infondate anche queste, affermando che dalla Convenzione «non è ricavabile né l’obbligo di prevedere il reato di abuso d’ufficio, né il divieto di abrogarlo ove già presente nell’ordinamento nazionale». Le motivazioni della sentenza saranno pubblicate nelle prossime settimane.

Le parole di Ubaldo Minelli Soddisfatto l’avvocato Ubaldo Minelli, difensore dell’imprenditore Carlo Colaiacovo, parte nel processo di Firenze sospeso proprio in attesa del pronunciamento della Consulta: «Sono pienamente soddisfatto dell’esito del giudizio di costituzionalità celebrato ieri dinanzi alla Consulta. Già al termine della complessa e articolata udienza di discussione, ultimata con gli interventi dell’Avvocatura dello Stato, avevo sensazioni positive circa l’esito». «La Corte costituzionale – ha aggiunto Minelli – ha statuito, in conformità alla tesi difensiva del sottoscritto, l’infondatezza delle questioni di legittimità sollevate dai giudici rimettenti, affermando che la Convenzione di Merida non contiene l’obbligo di incriminare condotte riconducibili all’abuso d’ufficio né il divieto di abrogarle, ove già presenti nell’ordinamento domestico».

La dichiarazione degli avvocati Nicola Di Mario e Michele Nannarone
«Dalle informazioni provvisorie disponibili apprendiamo che la Corte Costituzionale avrebbe dichiarato la infondatezza delle questioni di legittimità sollevate da numerose Autorità giudiziarie sul presupposto, rivelatosi erroneo, di un presunto contrasto tra la c.d. Legge Nordio e la convenzione Onu di Merida sulla lotta alla corruzione – scrivono in una nota gli avvocati Nicola Di Mario e Michele Nannarone, difensori di Antonella Duchini -. Hanno trovato integrale accoglimento le obiezioni difensive formulate poichè l’accordo multilaterale non fissava, a carico degli Stati firmatari, nè l’obbligo di prevedere la criminalizzazione dell’abuso d’ufficio nè, tantomeno, un divieto di regresso ostativo alla abolitio criminis. Si chiude, così, un dibattito inevitabilmente connotato da venature politiche».

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